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UBS potrebbe presto entrare in una nuova fase della propria storia. Stando a quanto riportato dal Financial Times, l’amministratore delegato Sergio Ermotti starebbe considerando l’ipotesi di lasciare la guida del gruppo svizzero entro circa un anno, aprendo così il confronto interno sulla futura leadership della banca.
Ermotti è tornato al vertice di UBS nel 2023, dopo aver già guidato l’istituto per nove anni fino al 2020, con un obiettivo preciso: portare a termine il salvataggio di Credit Suisse e accompagnare l’integrazione tra i due gruppi. Un mandato straordinario, che ha incluso anche la definizione della strategia di crescita del nuovo polo bancario e la preparazione di una possibile linea di successione.
UBS: l’ipotesi di uscita di Ermotti e il contesto regolamentare
Secondo le fonti citate dal quotidiano britannico, l’uscita di Ermotti potrebbe concretizzarsi nella primavera del 2027, anche se al momento non esiste una tempistica definitiva. Il momento coinciderebbe indicativamente con l’assemblea annuale degli azionisti, in linea con l’impegno iniziale del manager di restare alla guida della banca per un periodo compreso tra tre e cinque anni dal suo ritorno.
Lo scenario si inserisce in una fase delicata per UBS, chiamata a rispondere alle crescenti pressioni del governo svizzero, che chiede un rafforzamento dei requisiti patrimoniali. Un tema che sta alimentando il confronto tra l’istituto e le autorità federali e che avrà un peso rilevante anche nella definizione della futura governance.
I nomi in campo per la successione
L’eventuale passo indietro di Ermotti aprirebbe inevitabilmente la corsa alla successione. Tra i candidati più accreditati figura Aleksandar Ivanovic, responsabile dell’asset management e membro dell’executive board da marzo 2024. Restano ben posizionati anche Iqbal Khan e Robert Karofsky, co-responsabili del wealth management, divisione centrale nel modello di business di UBS. Tra i profili da tenere in considerazione c’è infine quello della chief operating officer Bea Martin.
L’eredità di Ermotti dopo il salvataggio di Credit Suisse
Con l’operazione di integrazione, UBS ha ereditato anche le complessità regolamentari e legali di Credit Suisse. Un percorso che, finora, si è svolto senza particolari scossoni e che il mercato ha premiato: durante il mandato di Ermotti il valore delle azioni della banca è raddoppiato.
Più complesso il rapporto con le istituzioni svizzere nel periodo successivo al salvataggio, soprattutto dopo la richiesta di un aumento di circa 24 miliardi di dollari dei requisiti di capitale. Un confronto destinato a proseguire e che renderà la scelta del prossimo amministratore delegato ancora più strategica per il futuro del gruppo.