Economia

Legge di bilancio, la Bce avverte sulle tasse alle banche: “Possibili effetti negativi su credito”

La Banca centrale europea accende un faro sulla manovra italiana e sugli effetti delle nuove misure fiscali a carico del settore bancario. In un parere di sette pagine trasmesso alle autorità nazionali, firmato dalla presidente Christine Lagarde, l’Eurotower chiede un’analisi approfondita delle “eventuali conseguenze negative” degli interventi che, nel complesso, comportano un contributo fino a 11 miliardi di euro in tre anni per il comparto.

Secondo la Bce, l’aumento della pressione fiscale – attraverso misure sia una tantum sia permanenti – potrebbe tradursi non solo in una riduzione di utili, patrimonio e liquidità delle banche, ma anche in effetti di contrazione del credito all’economia reale, con possibili ricadute su famiglie e imprese in termini di maggiori costi e minore disponibilità di finanziamenti.

La mancanza di una relazione illustrativa

Entrando nel dettaglio del documento, Francoforte rileva che il disegno di legge di Bilancio “non è accompagnato da una relazione tecnica o altra documentazione” in grado di spiegare la ratio delle misure. Anche la documentazione presentata al Senato si limita a una sintesi delle disposizioni senza chiarire le motivazioni alla base degli interventi. Una lacuna che, secondo la Bce, rende difficile valutare appieno i profili di competenza dell’istituto centrale: i potenziali rischi per la stabilità finanziaria, la resilienza del settore bancario e le possibili distorsioni di mercato.

Il contributo richiesto al settore

Facciamo un passo indietro. La proposta di legge nella Manovra 2026 prevede misure fiscali mirate sulle banche per reperire risorse, con un impatto stimato tra  9,5-11 miliardi nel triennio 2026-2028 di cui 3,9-5,5 miliardi nel solo 2026. Queste includono incrementi dell’Irap e limitazioni a deduzioni e riserve, in un contesto di negoziati tra governo e settore bancario. Il contributo complessivo sul sistema bancario è previsto intorno ai

L’aliquota Irap per banche sale dal 4,65%-5,45% al 6,65%-8%, con un aumento netto del 2% e franchigia di 90mila euro per piccole realtà, esclusione di alcune società finanziarie. Viene sospesa la deducibilità delle imposte differite attive (Dta) per il 2026, richiedendo anticipo di liquidità senza utilizzo dei benefici fiscali. Si limita inoltre la compensazione perdite pregresse: dal 45% al 35% nel 2026 e dal 54% al 42% nel 2027, generando 305 milioni extra l’anno prossimo.​

“Dopo tre anni di buon governo hanno decine di miliardi di euro di utili”, ha rivendicato il vicepremier Matteo Salvini, spiegando che le risorse serviranno a sostenere famiglie e lavoratori in difficoltà.

Il contributo richiesto al settore

Pur riconoscendo che “a una prima valutazione” la buona solidità finanziaria delle banche non risulterebbe compromessa, la Bce avverte che il previsto aumento della pressione fiscale “potrebbe pregiudicare l’erogazione del credito all’economia”.

Il rischio è quello di brusche correzioni dei finanziamenti, tanto più rilevanti alla luce dei livelli già moderati dei prestiti bancari in Italia. Un effetto che, sottolinea Francoforte, è aggravato dall’aumento dell’incertezza sul quadro fiscale, che rende più difficile la pianificazione degli intermediari in un contesto macroeconomico già fragile.
Secondo l’Eurotower, le banche potrebbero essere spinte a trasferire parte dei maggiori oneri su imprese e famiglie, oppure a ridurre l’offerta di credito a causa di un patrimonio meno capiente.

L’impatto sui singoli provvedimenti

Particolare attenzione viene riservata all’affrancamento delle riserve straordinarie di capitale istituite nel 2023, che la manovra sottopone a un regime di tassazione speciale. Questa misura, osserva la Bce, “inciderà in particolare” sugli enti meno significativi, generalmente più concentrati sull’erogazione del credito, riducendone la capacità di assorbire potenziali shock negativi, come quelli legati a una possibile recessione economica.
Quanto all’aumento dell’Irap e alla riduzione di deduzioni ed esclusioni fiscali, l’effetto atteso è un calo degli utili netti del sistema bancario italiano nel breve periodo, con riflessi sulla liquidità e sulla propensione degli istituti a far emergere le svalutazioni sui crediti deteriorati.