Banche: utili a +7% nei primi nove mesi del 2025. Risparmio gestito traina le commissioni nette
Fonte: Istock
Meno finanziamenti alle aziende e più gestione dei risparmi degli italiani. E’ quello su cui si stanno concentrando le banche italiane Nel terzo trimestre dell’anno, il risparmio gestito si conferma come la leva più strategica per la redditività dei maggiori gruppi bancari italiani. Intesa Sanpaolo, UniCredit, Banco BPM, MPS e BPER hanno registrato risultati molto positivi, in un contesto in cui la componente tradizionale del margine di interesse è stata penalizzata dal calo dell’Euribor. La fotografia è scattata dall’ultima analisi dei bilanci condotta dalla Fondazione Fiba di First Cisl.
Ciò dimostra come il modello di business sia ormai orientato in modo sempre più deciso verso la consulenza patrimoniale, la gestione degli investimenti e l’attività assicurativa. La raccolta indiretta, e in particolare quella gestita, mostra incrementi di rilievo: +14,8% per la raccolta complessiva e addirittura +21,8% per i prodotti di risparmio gestito. Questi risultati hanno determinato una crescita significativa delle commissioni nette, elemento oggi centrale nei ricavi bancari.
L’impatto è evidente sul conto economico: nei primi nove mesi dell’anno gli utili netti dei cinque principali gruppi superano i 21 miliardi di euro, in aumento del 7,3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nonostante la flessione del margine di interesse (-5,4%), i proventi operativi registrano comunque una lieve crescita (+0,7%), trainati proprio dalle commissioni (+6%), dal contributo dell’attività assicurativa (+12,6%) e da altre componenti positive legate alla rivalutazione di attività finanziarie.
Commissioni e assicurazioni: le nuove colonne portanti dei ricavi bancari
La crescita delle commissioni nette deriva soprattutto dalla gestione del risparmio e dai servizi di intermediazione finanziaria, che rappresentano oltre il 62% del totale e segnano un aumento di quasi il 10%. In parallelo, il peso congiunto delle commissioni e del risultato dell’attività assicurativa rispetto ai ricavi operativi raggiunge il 38,8%, percentuale nettamente superiore alla media delle principali banche europee, che si ferma al 27,4%. Questo dato conferma una tendenza precisa: gli istituti italiani stanno collocando prodotti di investimento e assicurativi come strumento privilegiato per generare valore stabile, riducendo l’esposizione ai rischi tipici dell’attività creditizia.
L’attività assicurativa svolge un ruolo chiave non solo come voce di ricavo, ma anche come forma di canalizzazione del risparmio familiare verso strumenti finanziari a capitale gestito. Tuttavia, ciò solleva interrogativi sul reale impatto sull’economia produttiva italiana: il risparmio delle famiglie non viene necessariamente indirizzato verso investimenti che stimolino crescita, innovazione o occupazione, ma spesso confluisce in prodotti finanziari e polizze di tipo prevalentemente conservativo.
Banche: un settore più produttivo, ma con meno occupati
Sul lato dei costi, il quadro appare stabile. I costi operativi si mantengono quasi invariati (+0,2%), così come il costo del personale (+0,1%), nonostante gli incrementi retributivi legati al contratto nazionale ABI. Tuttavia, l’elemento più rilevante riguarda l’occupazione: il numero di dipendenti risulta in calo di oltre 6.600 unità rispetto all’anno precedente (-2,9%). Ciò determina due effetti paralleli: da una parte migliora la produttività pro capite (commissioni nette per dipendente +8,5%), dall’altra cresce la pressione commerciale e operativa su chi resta.
Il cost/income delle banche italiane scende al 39,8% e risulta molto competitivo rispetto ai principali gruppi europei, dove la media si attesta oltre il 52%. Questo significa che i grandi gruppi italiani sono oggi tra i più efficienti nel continente, ma questa efficienza si ottiene anche attraverso una riduzione strutturale del personale e una maggiore intensità commerciale.
Nonostante una solida posizione patrimoniale (CET1 al 14,3%) e un costo del rischio molto basso (21 punti base), gli impieghi crescono solo dello 0,7%. Il credito alle imprese, in particolare, resta inferiore di oltre un terzo ai livelli del 2011, nonostante negli ultimi anni lo Stato abbia sostenuto massicci programmi di garanzia pubblica. In altre parole, il rischio del credito è stato in parte trasferito al settore pubblico, ma ciò non ha prodotto un aumento dell’offerta di prestiti né condizioni più favorevoli per famiglie e imprese.
Il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani, sottolinea come il risparmio degli italiani venga trattato “più come un prodotto da collocare che come una risorsa per lo sviluppo del Paese”. La banca guadagna, l’azionista è remunerato, ma il circolo virtuoso che dovrebbe trasformare il risparmio in investimenti produttivi resta debole.