60 MILIARDI CI COSTA LA LORO CORRUZIONE

13 Febbraio 2010, di Redazione Wall Street Italia
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(WSI) – Che il vero problema del paese siano le tangenti e il malaffare lo hanno detto un po’ tutti: la Corte dei Conti che il 25 giugno del 2009 ha quantificato in 60 miliardi di euro la “tassa occulta” pagata ogni anno dai cittadini per coprire il costo della corruzione “dilagante”; il Consiglio d’Europa che in ottobre ha definito la situazione “molto seria”; Transparency International che nella sua ultima classifica sulle nazioni più virtuose in fatto di mazzette (meno corrotte) ci ha fatto perdere ben otto posizioni nel giro di dodici mesi. Dal 55° posto nel mondo l’Italia è scivolata al 63°, dopo Botswana, Namibia e Malaysia.

E non ci si può nemmeno consolare guardando al ranking europeo. Nel vecchio continente siamo penultimi, visto che peggio di noi stanno solo la Bulgaria, la Romania e la Grecia. Così, di bustarella in bustarella, il Belpaese viaggia allegramente verso il baratro.

Gli unici che sembrano non accorgersene sono i partiti, non a caso ritenuti dal 44 per cento degli italiani (dati di Transparency) al primo posto tra le organizzazioni più corrotte (prima di imprese, funzionari pubblici, media e magistratura). E all’ultimo posto, con un indice di fiducia pari solo al 12% (lo ha spiegato in una conferenza stampa Silvio Berlusconi), nella classifica sul gradimento e l’affidabilità delle istituzioni.

Certo, poi si può fingere, come fa il presidente del Consiglio che tutto questa avvenga perché gli uomini politici partecipano a trasmissioni televisive definite “pollaio”. E magari ci si può persino compiacere se il maggiore quotidiano italiano, come ha fatto ieri il Corriere della Sera, decide di non dare spazio in prima pagina alla notizia dell’arresto in flagranza di reato del presidente della Commissione urbanistica del comune di Milano, Milko Pennisi, impegnato proprio in questi giorni nell’esame del nuovo piano regolatore della città.

Ma la realtà è quella che è. Diciotto anni dopo Mani Pulite, l’Italia è tornata ad essere un paese di ladri. Con un’importante differenza. Legislatura dopo legislatura alle guardie sono state progressivamente tolte le armi. Per questo, in attesa che con l’approvazione della leggi sul processo breve, sull’immunità dei ministri e sul taglio delle intercettazioni telefoniche, il processo sia concluso, Il Fatto Quotidiano ha deciso di compilare un elenco (necessariamente breve per ragioni di spazio) degli scandali piccoli e grandi degli ultimi mesi.

Probabilmente alcuni dei protagonisti, al termine di anni di processi e d’inchieste, ne usciranno assolti. Ma qui a contare, più che i nomi, è il fenomeno. Perché c’è gente che (a tutti i livelli) si sta mangiando il paese. E nessuno pare intenzionato a fermarla.

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Firenze, i Bertoladri. Le leggi hanno permesso di affidare appalti per centinaia di milioni di euro al di fuori (o quasi) di ogni controllo. Con la scusa della sicurezza e dell’urgenza i lavori vengono assegnati dalla Protezione Civile quasi senza gare. Il risultato (ampiamente prevedibile), i quattro arresti di mercoledì 10 febbraio. Gli indagati sono 40.

Napoli, auto omologate col trucco. Nove in manette a Napoli il 9 febbraio per le bustarelle versate alla Motorizzazione civile, per far ottenere i libretti ad auto che non ne avevano il diritto.

Sassari, patenti facili. In 30 sotto inchiesta per l’ennesimo scandalo di patenti rilasciate senza esami in cambio di 1000 euro.

Comacchio, corruzione rossa in laguna. Quattro arresti il 4 febbraio, tra cui l’ex presidente del Consiglio provinciale, Filippo Farinelli (Prc), per una storia di licenze edilizia rilasciate a imprenditori in cambio di presunte bustarelle e di una sponsorizzazione per la locale squadra di calcio.

Toscana, l’assessore è indagato. Il 3 febbraio finiscono in 13 sotto inchiesta per una lottizzazione a Barberino del Mugello. Si parla di pressioni politiche e bustarelle. Indagati per abuso di ufficio l’assessore regionale toscano alla cultura e al commercio, Paolo Cocchi (Pd), il consigliere regionale del Pd Gianluca Parrini.

Savona, il contante negli slip. Il 2 febbraio finiscono sotto inchiesta 9 persone tra cui politici e avvocati, per un via vai di mazzette nel savonese. A un imprenditore la Guardia di Finanza trova oltre 200mila euro negli slip.

Napoli, primari sotto inchiesta. Il primo febbraio perquisizioni a tappeto negli ospedali di Napoli. Alcuni primari avrebbero intascato mazzette dai fornitori di materiale sanitario.

Milano, il giudice patteggia. Il 18 gennaio patteggia una pena a 4 anni l’ex procuratore di Pinerolo, Giuseppe Marabotto, arrestato pochi mesi prima. Apriva inchieste solo per poter affidare consulenze a professionisti amici con cui poi spartiva i compensi.

Bari, la vendetta di Tarantini. Due arresti nella Asl in seguito alle accuse di Giampaolo “Gianpi” Tarantini, l’uomo che portava le escort a Berlusconi e al vicepresidente della regione, Alessandro Frisullo. Nella Asl c’era un’organizzazione che garantiva a Gianpi il quasi monopolio nelle forniture sanitarie.

Cosentino, camorrista e corrotto? Il 12 gennaio il gip di Napoli respinge una richiesta di arresto per corruzione per il sottosegretario Nicola Cosentino. Un mese prima, il 10 dicembre, era stata la Camera a dire “no” alle manette per Cosentino che, in questo caso, per il giudice era responsabile di aver intrattenuto per anni rapporti con la camorra. In ogni caso Cosentino, resta nel governo.

Venezia, tangenti sulle sculture. Il 19 dicembre si scopre che un consigliere provinciale del Pdl, Gianni Sopradassi, dipendente comunale, avrebbe intascato quasi 70mila euro per permettere a due artisti di esporre all’aperto le loro sculture.

Lombardia, il caso Prosperini. Arrestato il 16 dicembre l’assessore regionale Pdl al turismo, legato al ministro Ignazio La Russa, Piergianni Prosperini. Le presunte mazzette, ottenute da reti televisive, arrivavano sui suoi conti svizzeri. Prosperini, noto xenofobo, trafficava anche con il regime dittatoriale eritreo.

Bari, Fitto a giudizio. L’11dicembre il ministro per gli Affari Regionali Raffaele Fitto viene rinviato a giudizio per corruzione. Avrebbe ricevuto denaro dall’editore di Libero e del Riformista, Giampaolo Angelucci, per favorirlo nel settore delle cliniche. Lui, visto che è caduta l’accusa di concussione e associazione per delinquere, esulta assieme al governo. Della serie una mazzetta non si nega a nessuno.

Licata, le tangenti del Santo. Il 24 novembre il sindaco del comuni di Licata (Agrigento) viene arrestato per mazzette incassate, secondo l’accusa, per permettere a un impresario di gestire le manifestazioni per il santo patrono.

Pescara, indagini sul dopo terremoto. Anche l’assessore regionale alla Sanità ,Lanfranco Venturoni (Pdl), finisce sotto inchiesta il 25 novembre per un giro di presunte mazzette che doveva servire a pilotare un appalto da 15 milioni di euro.

Liguria, la cupola dei fondi Ue. Il 25 novembre la procura di Genova convoca una serie di funzionari regionali per una presunta truffa sui fondi Ue. Nell’indagine della procura sono indagati tra gli altri l’assessore regionale all’agricoltura, Giancarlo Cassini, e i consiglieri regionali Vito Vattuone (Pd) e Nicola Abbundo (Pdl).

Firenze, tocca all’ex capogruppo Pd. Sette persone arrestate il 26 ottobre, tra cui l’ex capogruppo Pd, Alberto Formigli, per le licenze edilizie facili. Un anno prima l’indagine sugli affari di Ligresti al casello avevano fatto fuori la vecchia giunta.

Bari, Giampi e Patrizia, Il 17 giugno il Corriere della Sera pubblica un’intervista alla escort Patrizia D’Addario, già interrogata dalla procura. L’imprenditore Giampi Tarantini, che riforniva la sanità pugliese a colpi di mazzette, l’ha portata a Palazzo Grazioli con l’obiettivo di essere introdotto da Berlusconi nel giro degli appalti della Protezione Civile. Finiranno sotto inchieta per vari reati decine di persone.

Napoli, gli appalti di Romeo. Il 6 marzo torna libero dopo 79 giorni trascorsi nel carcere di Poggioreale l’imprenditore Alfredo Romeo, accusato di essere il promotore di un’associazione per delinquere finalizzata alla turbativa d’asta e alla corruzione.

Padova, vicesindaco arrestato per tangenti. Il 14 marzo il vice-sindaco di Villafranca Padovana, Giuseppe Conte, di An, viene arrestato dalla Guardia di Finanza con l’accusa di corruzione.

Inchiesta Grinzane, quattro ore in procura. Il 17 marzo Giuliano Soria, presidente dimissionario del premio Grinzane Cavour, arrestato per una storia di molestie sessuali e di malversazione di contributi pubblici, riceve nuove accuse.

Mantova, in manette funzionario Coldiretti. Il 20 marzo due giudici tributari vengono arrestati dai carabinieri con l’accusa di concussione e tentata concussione.

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