Yellen apre alla possibilità di comprare azioni

29 settembre 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Il confronto più interessante durante l’audizione di Janet Yellen al Congresso è stato quello che la presidente della Federal Reserve ha avuto con il deputato Repubblicano del South Carolina. Mick Mulvaney ha chiesto espressamente se la banca centrale comprerà mai titoli azionari.

Nello specifico il membro della Commissione dei Servizi Finanziari ha fatto notare che “negli ultimi mesi ha attirato una certa l’attenzione la decisione presa dalla Banca del Giappone di iniziare a comprare titoli azionari”. Ormai, in effetti, le banche centrali hanno assunto il pieno controllo dei mercati finanziari.

“La Federal Reserve e gli Stati Uniti d’America apriranno mai alla possibilità di aggiungere al loro arsenale di politica monetaria l’acquisto di titoli azionari?”, è stata la domanda molto diretta del deputato della Commissione dei Servizi Finanziari.

“La Federal Reserve non ha il diritto di comprare azioni. Possiamo solo comprare Treasuries Usa e titoli obbligazionari. Durante un intervento a Jackson Hole ho citato tuttavia i problemi e le difficoltà che potremmo incontrare nell’offrire una politica monetaria adeguata. Le cose potrebbero cambiare in futuro, ma è una cosa che deve essere presa in considerazione dal Congresso e non dalla Federal Reserve”.

In pratica Yellen ha velatamente suggerito al Congresso di cambiare la legge se vuole che venga alimentata all’infinito la corsa dei prezzi di Borsa (segui live blog) . Come ha osservato il Wall Street Journal, l’apertura di Yellen al cambio delle regole ci dice che le autorità della Fed hanno riflettuto a lungo ai possibili nuovi modi per rilanciare l’economia in un’era di bassa inflazione e tassi di interesse zero“.

L’agenzia di stampa Reuters da parte sua ha scritto che se Mario Draghi dovesse anche lui ricorrere a una simile opzione estrema, “qualunque schema di politica monetaria che preveda l’acquisto di titoli azionari da parte della Bce potrebbe raggiungere una portata complessiva di 200 miliardi di euro“.

L’impressione diffusa tra analisti e osservatori di mercato è che sia ormai solo questione di tempo prima che le banche centrali di Usa ed Eurozona seguano l’esempio del Giappone.

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