Wto: Lamy, no agli accordi bilaterali

26 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Attenzione al “proliferare” degli accordi bilaterali di libero scambio tra i Paesi: è il monito lanciato di recente dal direttore generale della Wto, Pascal Lamy, di fronte alla commissione commercio internazionale dell’Europarlamento. Durante la lunga audizione, l’ex commissario europeo risponde alle domande degli europarlamentari, centrate soprattutto sulla crisi del sistema multilaterale, che colpisce la stessa Organizzazione mondiale del commercio (Wto), e sul principale effetto di tale situazione, cioè il moltiplicarsi dei patti bilaterali tra i Paesi. L’intervento di Lamy avviene pochi giorni dopo l’audizione, di fronte alla stessa commissione parlamentare, del successore di Lamy, Peter Mandelson, che pone l’accento sull’importanza da parte dell’Unione europea e dei patti bilaterali di libero scambio con una lunga serie di Paesi. “E’ importante mantenere il sangue freddo di fronte ai progetti di accordi bilaterali, che pullulano nel mondo e che stranamente sembrano promettere, a livello bilaterale, concessioni più ampie di quelle che sarebbero necessarie” per sbloccare i negoziati multilaterali lanciati a Doha nel 2001, che si trovano in una situazione di stallo dopo la sospensione delle trattative nel luglio scorso. Durante il suo intervento, Lamy ricorda, d’altra parte, come “i Paesi più piccoli e più poveri” siano i più danneggiati dalla scelta bilaterale, nazioni che fra l’altro hanno una capacità, anche in termini di risorse e di funzionari, molto inferiore dei Paesi industrializzati per affrontare i negoziati commerciali. Di fronte alle domande dei parlamentari, il direttore generale della Wto conferma comunque la centralità dell’agricoltura nelle trattative del Doha Round. Il settore dell’agricoltura svolge un ruolo chiave “per una serie di ragioni politiche, storiche ed economiche”, sottolinea Lamy, ricordando fra l’altro che “il 70 per cento della popolazione dei Paesi poveri vive nelle aree rurali”.

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