Wells Fargo: rapporti di conto finti

3 settembre 2017, di Giovanni Falcone

Wells Fargo: Rapporti di conto finti!

Se è vero che la storia dei conti correnti e delle carte di credito false della più grande banca californiana è tutta da scrivere, possiamo certamente dire che in fatto di fantasia finanziaria questi americani ne conoscono una più del diavolo.

Le dimensione dei rapporti di conto fasulli sembra molto più vasta da quello che emergeva dalle prime ammissioni fatte dal management di prima istanza e siamo già oltre i tre miliardi di euro.

Il comunicato di oggi del neo amministratore delegato Timoty SLOAN non lascia dubbi: “Ci scusiamo con tutti coloro che sono stati danneggiati dalle nostre pratiche inaccettabili nella divisione retail”.

Compito arduo quello del neo amministratore, teso a ripulire la situazione e recuperare credibilità verso i risparmiatori in un epoca in cui la credibilità del sistema bancario, non solo a stelle e strisce, è stato messo a dura prova dai numerosi scandali planetari.

Lo scandalo in discorso cade nel momento in cui si sta cercando di allentare le “strette regolamentari” intervenute con la crisi del 2006 nata con i mutui allegri (senza garanzie) dei subprime che la Federal Reserve sembra voglia assecondare nell’ottica del pro-business.

Ricordo personale

Non conosco nei dettagli le modalità della truffa e della crisi di fiducia provocata in danno dei piccoli risparmiatori (retail) nella vicenda americana, ma la storia mi ricorda molto quella di un “eroico direttore di filiale” di casa nostra che apriva rapporti di conto a persone decedute o che avevano da tempo cessato i rapporti con la banca.

Nel suo genere un fuori classe!

Il meccanismo era molto semplice anche se, il destinatario della truffa – nel caso di cui parlo di oltre dieci miliardi delle vecchie lire – non erano i clienti ma era la stessa banca.

Il nostro direttore, rispolverava il fascicolo dell’ex cliente – deceduto oppure perché aveva trasferito i rapporti presso altro Intermediario – e imitando lo “specimen di firma” apriva un conto corrente, a completa insaputa della controparte.

Subito dopo, “affidava” il rapporto con venti milioni di lire (a tanto ammontava all’epoca la sua autonomia operativa), domiciliando la corrispondenza del rapporto presso il civico della Filiale condotta dal ripetuto eroico direttore, in modo da poterne seguire le “sorti” direttamente.

Quando venne fuori l’ammanco, per un andazzo che durava da anni, venne denunciato a piede libero e non mi risulta che sia stato recuperato molto del danno economico provocato.

Insomma, quando la fantasia umana è tanta, i rischi non mancano mai.

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