Wall Street volatile, di nuovo dubbi Fed dopo vendite al dettaglio

13 agosto 2015, di Redazione Wall Street Italia

NEW YORK (WSI) – Contrariamente ai mercati europei, gli indici azionari Usa principali scambiano deboli in una seduta volatile. L’S&P perde lo 0,23%, il Nasdaq lo 0,1% e il Dow Jones lo 0,17%. Gli ultimi dati macro tornano a rinfocolare dubbi sulla possibilità che la Federal Reserve decida di alzare i tassi nel meeting di settembre.

Il tono di fondo non è del tutto negativo, tuttavia, complici le rassicurazioni – che in realtà non convincono nessuno al 100% – della Banca centrale cinese, la People’s Bank of China, secondo cui una svalutazione dello yuan dell’ordine del 10% non hanno alcun senso. L’istituto ha comunque svalutato la moneta per il terzo giorno consecutivo, di un altro 1% abbondante sul dollaro.

Wall Street è rimasta scossa, così come gli altri mercati, dalle manovre della Banca centrale della potenza asiatica, sia nella seduta di martedì che, inizialmente, nelle contrattazioni di ieri. Tuttavia ieri lo S&P, dopo aver perso fino a 32 punti con un trend al ribasso che lo ha reso di nuovo negativo nell’anno, ha messo a segno il recupero, su base percentuale, maggiore in quattro anni, ovvero dal 4 ottobre del 2011, in una sola sessione, stando ai dati di Dow Jones. L’indice ha chiuso in crescita di appena +0,10%, ma è la variazione dai minimi intraday ai massimi che è stata la più forte dal 2011.

Focus anche sul recupero del Dow Jones. Da segnalare che, con 27 giorni dall’inizio dell’anno caratterizzati da oscillazioni di 200 punti al rialzo o al ribasso, il 2015 per l’indice Dow Jones si sta confermando l’anno più volatile dal 2011, anno in cui i giorni di trading in cui il listino chiuse al rialzo o al ribasso per più di 200 punti furono 37.

Secondo l’analisi tecnica illustrata a Marketwatch da Mark Luschini, responsabile strategist per gli investimenti di Janney Montgomery Scott, gli investitori hanno guardato al supporto di breve termine dell’indice S&P 500, pari a 2.050 punti, prima di riposizionarsi. Il minimo intraday che l’indice ha testato ieri prima di recuperare terreno è stato infatti a 2.052,09.

Tornando ai dati macro, rese note le vendite al dettaglio di luglio, che hanno messo in evidenza una solida crescita delle spese dei consumatori. Il dato è salito dello 0,6%, sostenuto soprattutto dagli acquisti di auto. Escluso il settore auto, il rialzo è stato dello 0,4%.

Rese note le richieste iniziali dei sussidi di disoccupazione settimanali, che sono salite di 5.000 unità a 274.000 nella settimana terminata lo scorso 8 agosto, vicine al livello di 255.000 testato il mese scorso, che è il minimo dal 1973.

I prezzi alle importazioni sono scesi invece dello 0,9% a luglio, riportando la flessione maggiore da gennaio, sulla scia del crollo dei prezzi energetici.

Tra i titoli Microsoft sotto i riflettori dopo che il broker Stifel Nicolaus ha alzato il rating da hold a buy, con target price a $55. Tesla in crescita, presenta domanda per una offerta pubblica di 2,1 milioni di azioni sul mercato. L’amministratore delegato Elon Musk ha intenzione di acquistare 84.000 azioni circa delle azioni offerte.

Sul valutario, l’euro -0,46% a $1,1198. Dollaro/yen +0,19% a JPY 124,45.

Tra le materie prime, i futures sul petrolio Usa -0,18% a $43,22 al barile; Brent +0,77% a $50,04. Oro -0,70% a $1.115,70. Argento -1,17% a $15,30.

(Lna-DaC)

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