WALL STREET: SELL IN AVVIO, DUBBI SU ECONOMIA

17 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

Avvio di settimana in calo per gli indici azionari americani. Il Dow Jones arretra dello 0.28% a 13302, l’S&P500 dello 0.42% a 1461, il Nasdaq cede lo 0.40% a 2624. I timori di un rallentamento dell’economia e l’ennesimo allarme lanciato dall’ex presidente della Federal Reserve, Alan Greenspan, su una probabile recessione Usa in uno scenario di stagflazione, spingono i sell sull’azionario. Gli operatori vedono cosi’ piu’ lontana l’ipotesi di una nuova correzione al ribasso del tasso sui Fed Fund a gennaio e i futures sui tassi indicano ora che le probabilita’ sono diminuite dal 100% all’80%.

Il fattore di preoccupazione in mattinata e’ rappresentato dalle deboli vendite retail registrate nell’arco del weekend. Complici anche le temperature polari che hanno colpito vaste aree degli Stati Uniti, i consumatori americani hanno speso meno dello scorso anno nell’ultimo fine settimana; anche gli acquisti online sono risultati in calo.

Il fatto ha portato gli operatori ad interrogarsi sulla crescita dell’economia ora che la crisi del credito sembra abbia iniziato a produrre effetti negativi anche sugli altri settori, diversi da quello finanziario. Bank of America ha rivisto al ribasso le stime sulle vendite al dettaglio, da +2% a +1.8%; le chance per un rally di fine anno sono sempre minori (con buon pace di Abby Cohen).

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Tra gli operatori c’e’ anche grande attesa per la prima delle quattro aste annunciate dalla Fed per l’iniezione di nuova liquidita’ nel sistema economico. L’operazione giornaliera interessera’ l’offerta di $20 miliardi, ma c’e’ forte scetticismo tra gli investitori sull’efficacia del piano.

Per gli analisti di JP Morgan si tratta senza dubbio di un programma apprezzabile, “ma probabilmente non sufficiente a consentire un rimbalzo degli asset maggiormente a rischio. E’ fondamentale che nei prossimi giorni venga fatta chiarezza sul comparto finanziario per evitare una recessione”. Domani la banca d’affari Goldman Sachs (GS) riportera’ i risultati trimestrali, mercoledi’ sara’ la volta di Morgan Stanley (MS), giovedi’ tocchera’ a Bear Stearns (BSC). Il rischio di assistere a nuove, ulteriori svalutazioni legate al “credit crunch” e’ ancora alto.

Il dato macro diffuso nel pre-borsa ha confermato il rallentamento della crescita economica. L’Empire State Index, che monitora l’andamento dell’attivita’ economica nell’area di New York, a dicembre e’ crollato a 10.3 punti dai 27.4 del mese precedente, a livelli inferiori delle attese segli analisti.

Sugli altri mercati, nel comparto energetico il petrolio sta cedendo terreno. Nelle contrattazioni elettroniche i futures con consegna gennaio segnano un ribasso di $1.28 a $89.99 al barile. Sul valutario, l’euro e’ in flessione nei confronti del dollaro a quota 1.4383. La moneta americana si e’ rafforzata dopo la pubblicazione dei dati sui flussi di capitali esteri negli Usa risultati in forte incremento (114 miliardi). Da segnalare l’apprezzamento dello yen sull’euro a 162,6 da 163,4 di venerdi’ scorso, con il ridimensionarsi del fenomeno di carrying trade, pratica con cui gli investitori si indebitano in valuta nipponica a basso tasso di interesse per poi investire in asset piu’ remunerativi. Rispetto al dollaro la moneta giapponese e’ in lieve calo a 113,4 (da 113,2). L’oro arretra di $2.90 a $795.10 all’oncia. In rialzo i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ sceso al 4.2010%.

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