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Wall Street: la giornata finisce sulla parità. A vincere è l’incertezza

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New York – Seduta fiacca per Wall Street: dopo il buon rally registrato nelle ultime due settimane, tornano i timori sulla crisi del debito in Europa, che pesano sul sentiment degli investitori e portano a una fase di correzione.

Lo S&P500 perde -1,87 punti (-0,13%) a 1.459,32 punti, il Dow Jones avanza 11,54 punti (+0,09%) a 13.564,64 punti, mentre il Nasdaq cede -0,87 punti (-0,03%) a 3.177,80.

Euro in calo sotto $1,3050, mentre il petrolio estende i sell dopo il misterioso tonfo subito ieri.

“Ci aspettiamo che il mercato prosegua in fase laterale fino alle elezioni di novembre”, dice a Bloomberg Thomas Nyheim, manager di fondi presso Christiana Trust. “L’Europa’ e’ un farsello che pesa sul mercato Usa. La crisi del debito non e’ ancora stata risolta, mettono dei cerotti qua e la’. Ma cosi’ rallentano anche noi”.

Negli ultimi giorni l’appetito per il rischio era stato stimolato dalle decisioni di politica monetaria della Banca centrale europea (programma di acquisti di bond Eurozona) e della Federal Reserve (Quantitative Easing 3).

In attesa di conferme dai dati macro, e da una maggiore fiducia degli operatori, con effetti stabilizzanti e benevoli per i vari mercati, è l’incertezza a farla da padrona. Nello specifico, gli investitori sembrano poco convinti che le autorità decisionali attueranno ora le reali misure necessarie per ripristinare le basi di crescita e ripresa nell’Eurozona, uniche vere armi contro la crisi del debito.

Dal fronte economico degli Stati Uniti, la bilancia commerciale e’ scesa a 117,4 miliardi di dollari nel secondo trimestre, contro il deficit di $126,8 miliardi atteso dagli analisti. Il dato e’ il più importante per tastare il polso all’andamento del settore commerciale, perché non tiene soltanto conto degli interscambi commerciali di prodotti e servizi ma comprende anche il flusso di investimenti tra i Paesi. Ha pesato particolarmente sul dato, che comprende il periodo da aprile a giugno, il ribasso del prezzo del petrolio.

Luc Coene, membro del Consiglio dei Governatori della Bce, ha detto che il continuo rialzo dei rendimenti dei bond spagnoli potrebbe alla fine costringere Madrid a chiedere aiuto all’istituto di Francoforte. “Se la Spagna non chiederà aiuto, non passerà molto prima che gli spread salgano nuovamente e costringano il paese a farlo, a chiedere sostegno finanziario”.

Intanto, buone notizie per l’Eurozona: il Tesoro spagnolo e’ riuscito a collocare 4,6 miliardi di euro in titoli pubblici a breve termine, meglio della forchetta prevista prima dell’emissione di bonos a 12-18 mesi.

In calo le principali Borse europee, con Milano che cede circa il -2% e la moneta unica torna ben al di sotto di quota $1,31.

In contrazione le vendite di auto in Europa, e a soffrirne di più sono Ford, General Motors e Fiat. I paesi maggiormente colpiti sono Italia, Francia e Germania.

Ancora in ribasso Bank of America, dopo la forte avanzata nelle ultime due settimane. Già nella giornata di ieri aveva perso -2,6%. Al momento cede poco meno di un punto percentuale. Giù anche AMD, il produttore di microprocessori, dopo che il CFO Thomas Seifert ha annunciato di lasciare la società dal 28 settembre.

Su Apple, che ieri ha superato i $700 nel Dopoborsa, dopo aver chiuso la giornata di ieri a $699,78, in seguito all’annuncio della vendita di 2 milioni di iPhone5 nel primo giorno di preordini, oltre i record stabiliti dal precedente modello.

Il prezzo dei titoli del corriere FedEx vanno giu’ dopo i conti. L’azione cede oltre il 3% in borsa dopo aver ridotto le previsioni sugli utili annuali nel giorno della trimestrale, che si e’ peraltro chiusa con una contrazione dei profitti.

In ambito valutario, l’euro in calo sul dollaro a $1,3046. La moneta unica verso il franco svizzero a CHF 1,2114, mentre contro lo yen scende a JPY 102,80.

Per terminare la panoramica sui mercati, riguardo alle commodities, dopo il tonfo misterioso del 4% di ieri i futures sul petrolio giù a quota $95,29 al barile (-0,95 dollari), mentre le quotazioni dell’oro a $1.768,70 l’oncia. Quanto ai Treasury, i rendimenti a 10 anni scambiano all’1,798%.