WALL ST. SCHIZZA CON BERNANKE, POI SI SGONFIA

30 novembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

La seduta di borsa a Wall Street si e’ chiusa con gli indici contrastati. Il Dow Jones ha guadagnato lo 0.45% a 13371 l’S&P500 lo 0.78% a 1481, il Nasdaq e’ arretrato dello 0.27% a 2660. I listini avevano iniziato la sessione in forte rialzo grazie all’ultimo intervento del presidente della Federal Reserve, Ben Bernake, che ha risollevato le speranze di un nuovo taglio al costo del denaro nel meeting di dicembre. Nei giorni scorsi era stato l’intervento del Vice Presidente Kohn a innescare il forte rally dei listini (il migliore di quasi 5 anni). Novembre resta uno dei peggiori mesi degli ultimi anni: l’indice industriale ha ceduto il 3.9%, l’S&P500 il 4.3%, il listino hi-tech si e’ deprezzato del 6.5%.

Le nuove turbolenze createsi nel comparto finanziario stanno avendo un effetto di rallentamento sull’economia e sui consumi in generale. L’eventuale continuazione della politica accomodante da parte della Fed porterebbe i fed funds al 4.25% dal 4.50% attuale (considerando un taglio di 25 punti base): cio’ offrirebbe maggiore elasticita’ sia alle grosse banche (negli ultimi mesi finite nel ciclone dei mutui subprime) che ai consumatori.

Quest’anno Bernake & Co. hanno operato due abbassamenti dei fed funds, il primo di 50 punti base, l’altro di 25 punti base. I futures scontano una possibilita’ del 70% di assistere ad una revisione al ribasso di un quarto di punto percentuale nell’incontro del prossimo mese.

A beneficiare maggiormente della notizia e’ stato l’intero comparto bancario. Morgan Stanley (MS) si e’ spinto al rialzo dopo l’annuncio delle dimissioni del Co-Presidente Zoe Cruz. La banca ha riportato perdite per $3.7 miliardi nei giorni scorsi a causa della forte esposizione sul rischioso business dei mutui. Molto bene anche Citigroup (C), JP Morgan (JPM) e Merrill Lynch (MER).

Il tentativo di accordo da parte del Segretario del Tesoro Usa, Paulson, con le maggiori istituzioni esposte al rischioso business subprime ha funto da catalizzatore per il comparto di riferimento. Paulson ha proposto il “congelamento” dei mutui a tasso variabile applicando un tasso fisso ai clienti maggiormente colpiti dalla crisi. Countrywide Financial (CFC), azienda leader nella concessione dei muti ipotecari, ha visto il titolo salire di oltre il 15%.

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Ad offrire un relativo supporto in giornata e’ stato anche il brusco calo del petrolio, riportatosi sotto la soglia dei $90 al barile per la prima volta questo mese. I futures con consegna gennaio sono arretrati di $2.30 a quota $88.71 ancora una volta pressati dalle speculazioni di un possibile aumento della produzione da parte dell’Opec nella prossima settima.

Il comparto hi-tech ha dovuto scontare invece la deludente trimestrale di Dell (DELL). Il colosso informatico ha riportato un aumento dei profitti del 27% nell’ultimo trimestre, non sufficiente pero’ a rispettare le attese degli analisti. Il titolo e’ arretrato del 14% circa.

Contrastati infine i dati economici diffusi in giornata. Nel mese di ottobre sia il reddito che la spesa personali sono cresciuti dello 0.2%, in misura inferiore alle attese. L’indice sull’inflazione “core” e’ risultato anch’esso in rialzo dello 0.2%, portando il tasso annuale all’1.9%. Il Chicago PMI e’ risultato migliore delle stime mentre la spesa per le costruzioni e’ scesa in misura maggiore del consensus.

Sugli altri mercati, sul valutario, l’euro ha ceduto terreno nei confronti del dollaro. Nel tardo pomeriggio di venerdi’ a New York il cambio tra le due valute e’ di 1.4631. L’oro e’ arretrato di $13.20 a $789.10 all’oncia. In ribasso i Titoli di Stato. Il rendimento sul Treasury a 10 anni e’ salito al 3.9720% dal 3.94% di giovedi’

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