Vontobel AM, Italia e non solo: le prospettive per la seconda metà del 2018

23 maggio 2018, di Alessandro Chiatto

L’estate si sta avvicinando ed è tempo di capire cosa accadrà nella seconda metà dell’anno. Il 2018 non è stato un anno di certo molto chiaro finora, con i mercati dominati dalla volatilità. Abbiamo provato a fare il punto con i gestori di Vontobel Asset Management, durante l’incontro con la stampa per svelare il “Summer Outlook” della società al quale Wall Street Italia era presente.

“I fondamentali continuano a essere buoni, ma è necessaria cautela a causa del contesto geopolitico”, ci spiega Matteo Villani (nella foto), head of asset management Italy di Vontobel AM e padrone di casa dell’appuntamento. E la cautela è anche ciò che emerge dalle parole dei gestori.

Christophe Bernard, chief strategist della società, commenta l’attuale situazione dell’Italia: “Si tratta di uno dei migliori mercati in questo inizio di 2018, ma è ovvio che il contesto politico non aiuti e sia molto incerto. Gli occhi sono puntati anche su ciò che farà la Bce una volta terminato il programma di quantitative easing”, la chiosa.

“Non c’è solo l’Italia – spiega Mondher Bettaieb, head of fixed income – ma anche negli Stati Uniti si sta andando incontro a elezioni di metà mandato a novembre, il primo grande esame della presidenza Trump. E se dovessi scegliere dove investire, ora come ora, preferirei l’Europa agli Stati Uniti”.

Il focus si sposta sui mercati emergenti: Thomas Schaffner, portfolio manager, spiega come la Cina stia subendo un consistente cambiamento grazie al piano di riforme messe in campo. Non solo: anche India, Singapore, Indonesia e Sud Corea sono mercati interessanti. Insomma, dopo un 2017 in forte crescita, per gli emergenti resta solido anche il 2018 anche se “il tema del dollaro forte è un tema chiave, da non sottovalutare, ma che non dovrebbe mettere a repentaglio la crescita di questi mercati”.

Sulla stessa linea di pensiero anche Luc D’Hooge, head of emerging markets fixed income, che spiega come gli emergenti non abbiano mai fatto registrare performance negative per due anni consecutivi.  La cautela resta d’obbligo anche in questo caso per fattori esterni come partiti populisti che avanzano, crisi geopolitiche come quella commerciale che è destinata a mettere in difficoltà tanto gli Stati Uniti quanto gli altri Paesi.

Quale approccio mantenere, quindi? Thierry Larose, portfolio manager emerging market local currency,  ci spiega ancora una volta come la selezione attiva sia una delle chiavi: sostenibilità di un paese, livello di governance e altri fattori beta sono elementi che solo così possono emergere.

 

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