Volkswagen, FBI: “la mente del dieselgate” è un ingegnere italiano

7 luglio 2017, di Alessandra Caparello

NEW YORK (WSI) – Colpo di scena nel caso dieselgate che ha visto protagonista la casa automobilistica tedesca Volkswagen, rea di aver installato software truffaldini sui propri motori a diesel, truccando così i valori delle emissioni inquinanti nei test.

Secondo quanto riferisce il New York Times, l’Fbi americana e l’Epa, l’agenzia per la protezione ambientale americana, ha messo sotto accusa un ingegnere italiano, Giovanni Pamio, ex manager di Audi indicato come il leader di un complotto e da cui sarebbe partito l’ordine di elaborare il software incriminato.

Il 60enne ingegnere italiano è l’ottavo ex dipendente messo sotto accusa per lo scandalo dieselgate e il primo italiano. A capo della divisione ingegneristica, Pamio si occupa dei motori a diesel ed è accusato di cospirazione, frode, violazione delle norme anti inquinamento.

“Pamio ha diretto il team di ingegneri per creare e implementate dei software capaci di truccare i test sulle emissioni e aggirare gli standard americani”.

Così si legge nell’atto di accusa anche se tuttora non si sa se l’ingegnere italiano sia o meno in stato di arresto. Pamio è ritenuto responsabile di aver diretto un gruppo di dipendenti Audi nel progettare e implementare alcune funzioni del software per ridurre le emissioni durante i test.

Insieme all’ingegnere italiano, un altro impiegato è in attesa la sentenza in questo mese, un altro ancora è sotto custodia negli Stati Uniti. La società ha pagato le sue colpe con oltre 20 miliardi di dollari tra multe e risarcimenti.

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