Volatilità mercati positiva, per lo meno per gestione attiva

16 aprile 2018, di Livia Liberatore

Con i timori per la guerra commerciale dopo le politiche sui dazi del presidente Usa Donald Trump e con il ritiro delle politiche monetarie espansive delle banche centrali dietro l’angolo, i mercati hanno cominciato ad allontanarsi dalle previsioni ottimistiche dell’inizio dell’anno. La tensione in Siria arriva in un momento di fragilità delle Borse e potrebbe portare a peggiorare le prospettive. Secondo i dati economici e le valutazioni implicite dei mercati, il rischio di recessione nei prossimi dodici mesi è basso ma in aumento, al 20% circa.

Ancora ottimisti, i mercati finanziari iniziano però a mostrare preoccupazione. Secondo Il Sole 24 Ore, a dimostrarlo è l’aumento, ormai reputato abbastanza strutturale, della volatilità mentre a ribadirlo è il fatto che l’indice Msci delle Borse globali è in calo del 7% dai massimi toccati il 26 gennaio 2018. Ma secondo un commento di Robert Burgess su Bloomberg, le recenti oscillazioni sono vicine a ciò che è considerato normale e gli investitori dovrebbero essere grati perché l’aumento della volatilità porterà a un mercato più sano.

A dirlo è stata anche la maggioranza dei manager delle società di asset management intervistati da Wall Street Italia al Salone del Risparmio di Milano. Secondo Bloomberg, la volatilità è positiva, in particolare per la gestione attiva. I dati di Bank of America mostrano che il 57% di tutti i fondi comuni di investimento a grande capitalizzazione ha battuto i benchmark nei primi tre mesi dell’anno, il miglior primo trimestre dal 2009, secondo Lu Wang di Bloomberg News. Da quando le turbolenze nei mercati sono iniziate all’inizio di febbraio, l’indice degli hedge fund ha perso il 2,22% fino all’11 aprile, reggendo meglio dell’indice allargato S&P 500, vittima di un calo del 6,37%.

Come ha scritto David Kotok, di Cumberland Advisors, in una nota ai clienti di venerdì, la crescente volatilità misurata dal CBOE Volatility Index, o VIX, “è solo un riflesso dei movimenti volatili nel mercato, non è un indice che anticipa i rendimenti futuri”. Sebbene il VIX sia passato da un minimo storico inferiore a 10 in novembre a un punteggio di oltre 30 in febbraio, questo non farebbe presagire problemi in arrivo. Kotok sottolinea che ogni volta che il VIX è raddoppiato in un periodo di tre mesi, l’S&P 500 ha guadagnato una media del 6,31% nei sei mesi successivi.

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