“Vero nemico di Trump è la Fed”, indipendenza a rischio

21 aprile 2017, di Alberto Battaglia

Donald Trump potrebbe forzare la Fed a continuare le politiche monetarie espansive per sostenere i suoi ambiziosi piani di spesa pubblica? Gli segnali  di una possibile limitazione dell’indipendenza della Fed sono già arrivati nei mesi scorsi: prima con una lettera da parte della Commissione finanziaria della Camera dei Rappresentanti, poi con un chiaro monito di Janet Yellen sulla necessità di mantenere la Fed separata dalle esigenze a breve termine della politica.

Ora, a ritenere possibile una possibile ingerenza da parte dell’amministrazione Trump sulla Fed è uno degli economisti più in vista in Irlanda, David McWilliams, che ha pubblicato sull’Irish Independent un editoriale nel quale intravede scene simili a quelle del 1971. Allora, il presidente Richard Nixon rimosse la convertibilità del dollaro in oro “facendo il bullo sulla Fed affinché stampasse moneta”. Secondo McWilliams un eventuale remake di quello scenario (oggi non c’è nessuna convertibilità aurea da rimuovere, semmai far rientrare nei ranghi quasi un decennio di Quantitative Easing) sarebbe deleterio per i mercati azionari Usa, che ne risentirebbero, mentre i programmi di spesa contribuirebbero, sempre secondo l’economista irlandese, a favorire i salari dell’americano medio, che “si sentirà più ricco e sarà persuaso di votare di nuovo Trump”. Un’altro effetto collaterale di una nuova vampata dell’inflazione, inoltre, sarebbe l’avanzata dell’oro.
Il punto di fondo, scrive McWilliams, è che la Fed, avendo un mandato per la stabilità dei prezzi, agirà in modo di frenare l’inflazione tramite un restringimento della politica monetaria già avviato: questo, però, andrebbe a scontrarsi con l’obiettivo di crescita al 4% fissato dall’amministrazione. Per questo “più che i democratici” il vero ostacolo alla rielezione di Trump sarebbe la Fed, “il nemico interno”, come l’ha definito McWilliams.

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