Verhofstadt: o l’Ue cambia o muore di populismo

7 novembre 2018, di Alessandro Piu

Un avvertimento, un’esortazione o un allarme. Si può considerare come si preferisce quanto dichiarato da Guy Verhofstadt, negoziatore per la Brexit ed ex primo ministro del Belgio nel corso del Natixis Investment managers summit di Parigi:

“Se  non sapremo riformare presto il sistema di governo dell’Unione – ha detto l’esponente del Parlamento europeo – in 5 o 6 anni mi aspetto un’avanzata dei populismi e dei nazionalismi che diventeranno molto più forti di quanto già non siano. Con l’avvertimento che nessuna organizzazione è eterna, tanto meno l’Unione europea“.

Il passo più importante sarebbe, secondo Verhofstadt, il superamento della regola dell’unanimità per le decisioni più importanti che, alla fine, blocca qualsiasi decisione.

“Dopo nove anni siamo ancora alle prese con le conseguenze della crisi finanziaria mentre gli Stati Uniti ne sono usciti dopo due anni. Non siamo stati in grado di fare una vera Unione bancaria, una difesa comune. Non siamo riusciti a gestire il tema dell’immigrazione”.

“Peraltro – ha aggiunto – anche quando l’unanimità non è richiesta si procede tentando di raggiungerla, il che fa solo perdere molto tempo. Il problema non è nei cittadini che vogliono mettere fine all’Unione. Tutti i sondaggi ci dicono il contrario, vogliono restare in Europa. Ma in un’Europa che funziona, questo è il vero problema“.

 

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