Borse e Bond pagano il prezzo dell’esperimento pericoloso delle banche centrali

9 febbraio 2018, di Mariangela Tessa

È la paura di una reflazione e di un rialzo dei tassi negli Stati Uniti ad avere dato la stura alle vendite nelle Borse durante la settimana del flash crash. Alcuni gestori e analisti di mercato parlano di ripiegamento “fisiologico” e quasi salutare, ma i numeri dicono che le ventate di volatilità sui mercati hanno mandato in fumo 5.200 miliardi di dollari nell’azionario globale. Il Vix, “l’indice della paura“, come viene comunemente chiamato, ha guadagnato il 27,66% a 35,40 punti ieri, prima di contrarsi oggi di un -30% circa ai minimi di sei mesi. Il contratto con scadenza marzo sul petrolio scambiato sul Nymex è scivolato dell’1% a 61,15 dollari al barile, minimi del 2 gennaio scorso, dopo aver brevemente toccato punte al ribasso di anche più del -2%, ma Goldman Sachs rimane ottimista sulle prospettive a lungo termine delle materie prime, dell’oro in primis.

I mercati temono anche l’avvio di una fase ribassista sull’obbligazionario, con i rendimenti dei paesi virtuosi che tendono ora al rialzo. I Treasuries Usa a 10 anni rendono il 2,84%, mentre i tassi sui Bund decennali lo 0,74%. Come detto, sui mercati azionari pesano soprattutto i timori legati al rialzo dei tassi, attese che accentuano la volatilità dei listini. Negli Stati Uniti William C. Dudley, presidente della Federal Reserve di New York, ha confermato che la previsione di tre rialzi dei tassi in Usa nel 2018 resta una “stima ragionevole”. E ha aggiunto che i mercati si stanno adeguando a un miglioramento dell’outlook globale e che il recente sell-off subito dall’azionario “non è fonte di preoccupazione per le banche centrali”.

Tutti questi effetti cui assistiamo sui mercati, però, sono proprio la conseguenza delle politiche insolite delle banche centrali. La Fed, con il suo esperimento pericoloso, rischia però di aver fatto e fare ancora danni. Se la banca centrale americana non avesse iniettato nel sistema più di due mila miliardi di dollari da fine 2014 a oggi, il debito federale avrebbe superato la soglia dei 17 mila miliardi, i tassi di interesse sarebbero saliti e il deficit di bilancio sarebbe aumentato, costringendo le autorità politiche a tagliare le spese di governo. Invece è successo il contrario e nonostante l’incremento dei debiti il costo del denaro è sceso. Gli effetti distorti delle politiche ultra accomodanti sono sotto gli occhi di tutti: alimentare un’inflazione dei prezzi delle Borse e di diverse asset class, incoraggiando al contempo le aziende a spendere anche quando non possono permetterselo.

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9 febbraio 20189:28

L’indice S&P 500 ha perso $2.490 miliardi in due settimane e quasi metà dei suoi settori è in calo di più del 10%. In un report Morgan Stanley parla di “vendite indiscriminate” e infatti tutti i settori sono presi pesantemente di mira. Industriali, energetici e materiali di base sono i più colpiti dal selloff. Per il Dow Jone si è tratta della seconda peggiore seduta della sua storia.

9 febbraio 20189:30

In avvio di giornata le Borse europee sono sotto pressione, con l’indice paneuropeo che però riesce a contenere i ribassi e non subire perdite superiori al mezzo punto percentuale. La maggior parte dei settori scambia in rosso al termine di una settimana che ha visto grandi cali ma anche tentativi di risalita e brusche oscillazioni di prezzo. Paradossalmente a innescare le vendite sono stati in particolare i dati positivi sull’economia Usa. Sul fronte societario in Europa, dopo Mediobanca riportano i conti Maersk Group e Amundi.

9 febbraio 201815:06

La paura di un incremento dell’inflazione, alimentata dagli ultimi dati macro positivi negli Stati Uniti, sta innervosendo gli investitori nell’azionario. Secondo Goldman Sachs questi ultimi avvenimenti non fanno che “rafforzare la nostra opinione secondo cui i mercati delle materie prime sono destinati a sovraperformare le altre classi di asset non appena i flussi di liquidità attuali si placheranno”.

La banca d’affari ha pertanto confermato le sue stime ottimiste sul panorama delle materie prime e ha convinto gli analisti a rivedere ieri al rialzo le previsioni sui prezzi dell’oro.

9 febbraio 201815:10

I future sui principali indici della Borsa Usa indicano che il mercato si appresta a vivere un’altra seduta all’insegna della volatilità e al cardiopalma per i trader che vivono sulle scommesse a breve termine. I contratti sul Dow Jones scambiano in rialzo di 200 punti dopo il tracollo di più del -4% di ieri. Il paniere delle blue chip, in calo di oltre il 10% dai massimi del 26 gennaio, ha perso ieri più di mille punti, entrando a braccetto con l’indice S&P 500 ufficialmente in una fase di correzione.

9 febbraio 201815:18

Il manager ribassista di lungo corso sulle Borse Doug Kass consiglia di comprare titoli a Wall Street: “potrebbe essere giunto il momento di qualche acquisto opportunistico e prudente“. Pur riconoscendo che è un rischio che non tutti possono permettersi di prendere, Kass – che nei due anni precedenti aveva consigliato di stare alla larga dall’azionario – sostiene che alcuni titoli sono attraenti” a questi prezzi, precisando di essere più spavaldo di altri e di voler anticipare il trend.

9 febbraio 201817:08

Oggi Wall Street rimbalza ma ieri, dopo due giorni di tregua, una nuova ondata di vendite si è abbattuta su Wall Street con il Dow Jones che è entrato ufficialmente nella fase di correzione. Nel finale l’indice della Borsa Usa ha perso 1,032.89 punti (-4,3%) a 23,860.46, ai minimi da novembre (-10% dai record). La settimana in corso si avvia ad essere archiviata con il maggior declino da ottobre 2008.

Le vendite si sono abbattute anche sull’indice S&P 500, che ha lasciato sul terreno il 3,75% a 2.581 punti, aggiornando i nuovi minimi della settimana. Pesanti le perdite anche per il Nasdaq: -3,9% a 6.777 punti. Facebook, Amazon e Microsoft hanno segnato -4,5%. Il paniere delle blue chip Dow Jones ha perso più di dieci punti percentuali dai massimi assoluti toccati il 26 gennaio.

9 febbraio 201817:10

Nel mercato del reddito fisso, giovedì 8 febbraio i Treasuries Usa hanno perso quota per la terza seduta di fila anche se nel durante erano stati riscoperti come bene rifugio: il decennale ha chiuso con rendimenti, che si muovono inversamente ai prezzi, al 2,851%, vicino ai massimi di inizio 2014, dal 2,843% della seduta precedente. I rendimenti sono così tornati ai livelli di venerdì scorso, quando avevano finito al 2,852%. Il trentennale ha finito al 3,134% dal 3,118% di 24 ore prima e il titolo a due anni al 2,13% dal 2,134% della seduta precedente.

Sul fronte valutario, sulla scia di un avanzo commerciale più basso a gennaio il dollaro in Asia ha guadagnato quasi l’1% contro lo yuan, il maggiore incremento da quando la banca centrale cinese svaluto’ la valuta nell’agosto del 2015.

9 febbraio 201817:10

Venerdì 9 febbraio Wall Street rimbalza ma ieri, dopo due giorni di tregua, una nuova ondata di vendite si è abbattuta su Wall Street con il Dow Jones che è entrato ufficialmente nella fase di correzione. Nel finale l’indice della Borsa Usa ha perso 1,032.89 punti (-4,3%) a 23,860.46, ai minimi da novembre (-10% dai record). La settimana in corso si avvia ad essere archiviata con il maggior declino da ottobre 2008.

Le vendite si sono abbattute anche sull’indice S&P 500, che ha lasciato sul terreno il 3,75% a 2.581 punti, aggiornando i nuovi minimi della settimana. Pesanti le perdite anche per il Nasdaq: -3,9% a 6.777 punti. Facebook, Amazon e Microsoft hanno segnato -4,5%. Il paniere delle blue chip Dow Jones ha perso più di dieci punti percentuali dai massimi assoluti toccati il 26 gennaio.

9 febbraio 201817:41

Le Borse europee hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in forte ribasso, ma i cali sono stati più contenuti rispetto ai minimi di giornata, grazie all’apporto di Wall Street, che nella prima mattinata di scambi si porta in territorio positivo con un +1% circa dopo la pioggia di vendite della vigilia. È stata un’ottava a dir poco schizofrenica decisamente non adatta ai sensibili di cuore.

Piazza Affari e gli altri listini azionari del continente hanno perso quasi il 2% venerdì. Il Ftse Mib ha ceduto l’1,65% in chiusura di seduta, l’EuroStoxx il 2%. Recordati dopo il crollo di ieri perde un ulteriore 3%; male anche Fca, Intesa Sanpaolo, Prysmian ed Exor. In rialzo invece UnipolSai, Campari, Banca Generali e Mediobanca.

9 febbraio 201817:42

Le Borse europee hanno chiuso l’ultima seduta della settimana in forte ribasso, ma i cali sono stati più contenuti rispetto ai minimi di giornata, grazie all’apporto di Wall Street, che nella prima mattinata di scambi si porta in territorio positivo con un +1% circa dopo la pioggia di vendite della vigilia. È stata un’ottava a dir poco schizofrenica decisamente non adatta ai sensibili di cuore.

Piazza Affari e gli altri listini azionari del continente hanno perso intorno al 2% venerdì. Il Ftse Mib ha ceduto l’1,65% in chiusura di seduta, l’EuroStoxx 50 il 2,01%. Recordati dopo il crollo di ieri perde un ulteriore 3%; male anche Fca, Intesa Sanpaolo, Prysmian ed Exor. In rialzo invece UnipolSai, Campari, Banca Generali e Mediobanca.

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