Varoufakis: “Ue non esiste, con euro Italia ha perso 20 anni per niente”

12 ottobre 2017, di Daniele Chicca

“L’Europa è un continente in cui i numeri parlano di ripresa e prosperità, mentre la gente soffre e ha paura del futuro”, inizia così Yanis Varoufakis la video intervista concessa a Internazionale al festival della rivista che si tiene ogni anno all’inizio di autunno a Ferrara. “L’unico modo per salvare un’economia sociale diversificata in crisi è democratizzarla, ma sfortunatamente l’Unione Europea ha lasciato il popolo fuori dalla democrazia”.

Per descrivere cosa pensa dell’Unione Europea in poche parole Varoufakis ha citato anche Mahatma Ghandi che rispose a chi gli chiedeva quale fosse il suo parere sulla civiltà britannica: “Sarebbe bello se esistesse, non crede?”, fu la risposta del leader del movimento di indipendenza dell’India dall’impero britannico. Allo stesso modo l’ex ministro delle Finanze in Grecia, che ha svolto un ruolo da protagonista per qualche mese nei negoziati sul salvataggio del paese in crisi di debiti con i principali attori di Bruxelles, pensa che l’Unione Europea non esiste. Sarebbe bello se fosse così, ma in realtà “è solo una pretesa”.

L’economista e politico, che dopo aver lasciato l’incarico di capo del Tesoro greco ha lanciato un movimento europeo DiEM25 (Democracy in Europe Movement) per rifondare l’Europa, ha fatto qualche esempio: “i sistemi bancari nazionali sono indipendenti, anche se non abbiamo delle banche centrali che possano salvare quelle banche” se sono in crisi. C’è una banca centrale che non ha uno stato alle spalle: è una commedia degli errori“.

“Se i migranti arrivano sulle coste italiane, rimangono bloccati lì perché ci sono delle frontiere che separano l’Italia da Francia, Austria”, ecc. “Se un’azienda italiana tenta di comprare una società francese, il presidente francese parla di minaccia per gli interessi nazionali e chiede di tagliare fuori gli italiani”. “I debiti di ogni paese appartengono solo a quel paese” e non sono condivisi.

Quanto alla situazione della Grecia, Varoufakis dice che ogni giorno peggiora e non potrebbe essere altrimenti visto che l’establishment è convinto di poter uscire dalla crisi aggiungendo nuovo debito a un debito pubblico già insostenibile. “Siamo costretti ad attuare politiche” (di austerity, in cambio degli aiuti) “che riducono gli introiti e gli investimenti”.

“L’Italia ha perso venti anni per nulla”, con un’economia che ha trascorso venti anni di stagnazione. Sento gli italiani lamentarsi dicendo ‘Siamo corrotti, inefficaci, abbiamo un apparato burocratico statale paralizzante‘, ma è sempre stato così in Italia, anche prima dell’arrivo dell’euro”.

L’Italia, che cresceva prima della venuta dell’euro – prosegue Varoufakis – è “un paese con un surplus della bilancia commerciale e un surplus di bilancio”, ossia è un paese che esporta più di quanto importa e il governo incassa più di quanto spende. A prescindere dai problemi di corruzione e inefficienza citati, che sono assolutamente reali, “un’economia con due avanzi del genere dovrebbe crescere in modo sostenuto” e non stagnare.

L’Italia, insomma, dovrebbe prosperare e la sua popolazione non dovrebbe vivere in una nuvola nera d’incertezza e stagnazione, secondo Varoufakis, professore di teoria economica all’università di Atene che ha ricoperto il suo incarico accademico anche nell’università americana del Texas. Ma i problemi non riguardano solo l’area periferica meno virtuosa dell’Eurozona.

L’area euro ha imposto una stagnazione permanente nei nostri paesi. Non solo in Grecia e in Italia, “anche in Germania che nuota nel denaro“: tuttavia il 40% della popolazione meno abbiente sta peggio ora di quanto non stesse venti anni fa e il numero di lavoratori poveri è cresciuto (e questo spiega il successo alle ultime elezioni Federali di movimenti come Alternative Fur Deutschland“. Il partito di destra radicale con tendenze xenofobe è la terza forza del parlamento tedesco: questo è il suo programma.

Il movimento politico di Varoufakis, che ha svolto il ruolo chiave di ministro delle Finanze del primo governo Tsipras nel 2015, è tra i più feroci critici dell’Ue, ma è consapevole che con una disintegrazione dell’Europa  unita “i costi per la popolazione saranno enormi, non solo in Europa ma anche altrove”. Pertanto la soluzione proposta, per alcuni critici utopistica, è quella di “aggiustare” i problemi dell’Europa, rifondandola e democratizzandola.

Come? La redistribuzione delle perdite, dei pesi e dei deficit durante una crisi”, che è una crisi di tutti, “richiede legittimità” e questa può venire soltanto dal démos, il popolo. Sfortunatamente le autorità Ue “hanno lasciato il démos fuori dalla democrazia”. Diem15 propone un “European new deal“, un “programma economico e sociale completo” che dovrebbe essere implementato in tutta Europa e a cui sta lavorando da un anno e mezzo.

Lo stesso Varoufakis al termine dell’intervista ammette che il progetto è ‘megalomane’ e ‘utopico’, ma che l’alternativa è uno scenario distopico: “se mi chiedete se preferisco avere una distopia o una utopia per avere una ragione di vita, preferisco di gran lunga l’utopia”.

 

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