Uscire dall’euro? Per tre partiti italiani meglio moneta parallela

12 settembre 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Una moneta parallela all’euro che finirà per stimolare la crescita e l’occupazione. Questa la proposta lanciata e condivisa dai tre dei più grandi partiti italiani in vista delle elezioni politiche previste per maggio 2018.

La proposta della doppia moneta appare come un tentativo di fare appello al crescente sentimento anti-euro. A chiederlo il Movimento Cinque Stelle, la Lega Nord e anche l’ex Primo Ministro e leader di Forza Italia Silvio Berlusconi.

Tutti e tre, a loro modo, hanno proposto di introdurre una nuova moneta dopo le elezioni previste per il prossimo anno, proposte che è finita per sostituire quella precedente ossia di abbandonare completamente l’euro.

Chiedendo l’introduzione della moneta parallela e facendo così circolarne due, secondo gli analisti i partiti sperano di evitare lo shock che provocherebbe l’abbandono completo dall’Unione europea.  Mentre alcuni legislatori hanno affermato che obiettivo primario della moneta parallela è convincere Bruxelles a modificare le norme fiscali europee per consentire loro di spendere di più e ridurre le tasse, altri hanno ammesso di averlo fatto sperando chela doppia moneta possa contribuire  rendere più probabile un’eventuale uscita dall’euro.

Tuttavia la proposta è osteggiata dalla Commissione europea, secondo cui nella zona euro può esistere un solo conio legale. Quando è stato introdotto in Italia nel 1999, l’ euro ha riscosso un ampio sostegno ma da allora, tuttavia, la situazione è peggiorata, con molti che accusano la moneta unica di aver fatto provocato un abbassamento del tenore di vita e di aver causato un aumento della disoccupazione.

Da un sondaggio dell’agenzia Winpoll realizzato a marzo scorso è emerso che solo circa la metà degli italiani era a favore della moneta unica. Con l’approssimarsi delle elezioni, con i sondaggi d opinione che indicano attualmente un parlamento sospeso, solo il partito democratico che è al governo non propone modifiche all’attuale assetto dell’ euro.

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