Usa, riforma fiscale entro l’anno (ma senza Border tax)

20 giugno 2017, di Alberto Battaglia

Il presidente della Camera dei Rappresentanti statunitense, Paul Ryan, è convinto che “entro il 2017” dovrà essere portata a casa la riforma fiscale al cuore delle promesse elettorali dell’amministrazione Trump. Il deputato repubblicano ha dichiarato che “non si può lasciar scappare questo momento unico in una generazione.

Una riforma fiscale di trasformazione può essere fatta e stiamo andando avanti. A tutta velocità”. Questo il testo di un discorso che Ryan si appresta a pronunciare i un intervento presso la National association of manufacters a Washington.
Fra i passaggi chiave del discorso, viene allontanata la possibilità che, nel pacchetto, sia inclusa la Border Tax sui beni importanti; ciononostante altre misure dovrebbero essere messe in campo per scoraggiare le imprese americane a delocalizzare. Si fa rifermento all’adozione di una tassa territoriale per le multinazionali, che agisca diversamente dal sistema attuale: i profitti vengono tassati una volta che l’impresa li porta “in patria”, un fatto che incentiva multinazionali a conservare importanti sedi fuori dagli Usa. “Siamo invero unici nel mondo nel modo in cui scoraggiamo il capitale dal tornare indietro in America, e nel modo nel quale incentiviamo la delocalizzazione del lavoro”, si legge nel discorso di Ryan. La Border tax, però, sarebbe un’idea incapace di coagulare un consenso sufficiente.
Secondo Goldman Sachs, nonostante gli intoppi legati al Russiagate, il piano fiscale riuscirà a passare, sebbene non entro il 2017; la banca d’affari ha inoltre ridimensionato il valore dei tagli a mille miliardi di dollari nel corso dei prossimi 10 anni.

In precedenza il segretario al Tesoro Steven Mnuchin aveva fissato una scadenza per il piano fiscale entro la pausa estiva del Congresso. “Il tempo rimasto a Washington per fare qualsiasi cosa entro questa sessione sta esaurendosi rapidamente”, ha commentato a Cnbc lo storico James D. Boys (Richmond University), il quale ha sottolineato come tutto ciò che l’amministrazione Trump è stata in grado di fare finora dipende da ordini esecutivi presidenziali, mentre sotto il profilo legislativo il Congresso non è ancora venuto a capo di nulla di rilevante.

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