Usa: creati 292 mila posti di lavoro, disoccupazione 5%

8 gennaio 2016, di Daniele Chicca

NEW YORK (WSI) – Gli  ultimi dati sul mercato del lavoro Usa, nel complesso positivi, potrebbero portare a nuove strette monetarie quest’anno. Gli Stati Uniti hanno creato 292 mila posti di lavoro in dicembre, decisamente più delle stime di mercato. Il tasso di disoccupazione è rimasto invariato al 5%, come previsto, in gran parte grazie al fatto che quasi mezzo milione di statunitensi ha fatto ingresso nella forza lavoro.

Le attese erano in media per un dato di 200 mila unità mese su mese contro i 252 mila (211 mila quelli precedentemente riportati) in novembre e i 307 mila (rivisti da 298 mila) in ottobre. Il dato di ottobre è stato il migliore di tutto il 2015. La percentuale di senza lavoro prevista era del 5%, invariato dal dato di novembre e ottobre. Il tasso di partecipazione alla forza lavoro sale dello 0,1%, attestandosi al 62,6%.

I salari orari però sono rimasti sostanzialmente fermi a $25,24 l’ora. La media di ore lavorate è rimasta invariata a 34,5 ore settimanali, mentre gli stipendi sono saliti del 2,5% negli ultimi dodici mesi, eguagliando i massimi di sei anni e mezzo, contro il +2,3% del mese precedente. Su base mensile il risultato è negativo dell’1%.

Finché non si vedrà un aumento annuale del 3%, dicono gli analisti a Bloomberg Tv, non ci si può ritenere soddisfatti dello stato di salute delle buste paga. Inoltre, sottolinea qualcuno, ci sarebbe voluta una crescita di posti di lavoro di 500 mila unità per pareggiare il risultato del 2014.

Verso rialzo tassi a marzo

I dati giustificano in qualche modo la decisione storica della Fed di alzare il costo del denaro allo 0,25-0,5% in dicembre e nonostante i salari deludenti, secondo Harm Bandholz, chief US economist di UniCredit Research, aprono la porta a una stretta monetaria alla prossima riunione di marzo. Guai a cantare vittoria troppo presto, tuttavia. I dati sul mercato del lavoro offrono un quadro del passato, mentre le cifre macro che offrono un’idea dell’andamento futuro dell’attività economica, come quelle sul manifatturiero, sono state ultimamente poco incoraggianti.

Per Dennis de Jong, managing director di UFX.com, “è presto per stabilire se Yellen e soci hanno preso la decisione giusta il mese scorso”. Il report occupazionale migliore delle previsioni conferma che il loro giudizio sulla solidità della ripresa della prima economia al mondo e aumenta le chance di un rialzo dei tassi guida a marzo.

Ma “le sfide da affrontare per la Fed sono diverse, a cominciare dai bassi prezzi del petrolio che schiacciano l’inflazione e dal rallentamento dell’economia cinese. Gli osservatori di mercato ora sperano che le future cifre sulle vendite al dettaglio, che verranno pubblicate la prossima settimana, mostrino una ripresa dei consumi nelle stagione delle festività natalizie”.

Il 2015 si chiude così con 2 milioni e 650 mila nuovi posti di lavoro creati in tutti i settori escludendo l’agricoltura, rappresentando il secondo anno migliore sul versante dell’occupazione dal 1999.

All’interno del dato gli analisti di MPS Capital Markets segnalano inoltre “la continuazione della contribuzione positiva del comparto immobiliare, che rappresenta negli Usa un supporto importante (insieme alla dinamica dei mercati azionari) per il sostegno dei consumi”.

I mercati azionari, il dollaro e il rendimento dei decennali sui Treasuries avanzano in scia al report occupazionale governativo. Sono i numeri che Janet Yellen si aspettava quando lei e il board del braccio di politica monetaria della Federal Reserve ha deciso di alzare i tassi di interesse per la prima volta in quasi un decennio.

Il biglietto verde guadagna lo 0,85% rispetto allo yen. L’euro scende a 1,0813 dollari. Il petrolio e i futures sui principali indici della Borsa Usa avanzano di oltre un punto percentuale. Vendute le quotazioni sull’oro, che perdono l’1,2% a 1.094,50 dollari l’oncia.

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