Usa accusano la Svizzera di manipolare i mercati

20 aprile 2017, di Daniele Chicca

La Banca nazionale svizzera potrebbe non avere grande margine di manovra dopo la decisione del Tesoro Usa di inserirla nella black list dei partner commerciali accusati di manipolare i tassi di cambio in loro favore.

La Svizzera continua a essere inclusa nella lista delle nazioni da tenere sotto osservazione per via del valore troppo basso della propria moneta, che favorisce in maniera sleale le sue attività di esportazioni negli Stati Uniti. Dal 2008 sul Forex il franco svizzero ha guadagnato circa il 50% contro l’euro e il 20% circa nei confronti del dollaro Usa.

Gli ultimi sviluppi renderanno la vita di Thomas Jordan, il governatore della Banca nazionale svizzera, più complicata. Da una decina di anni ormai la SNB fa uso con una certa frequenza di pratiche sui mercati, come gli interventi nei tassi di cambio, volte a indebolire il franco svizzero. Una moneta troppo forte rischia di far sprofondare l’economia del piccolo ma ricco paese in una fase di recessione.

Per legge, due volte l’anno il dipartimento del Tesoro americano è chiamato a fornire al Congresso un rapporto sui suoi principali partner commerciali per stabilire chi svaluta esageratamente la divisa nazionale penalizzando gli affari commerciali con gli Stati Uniti.

Visto anche lo stampo protezionista delle politiche dell’amministrazione Trump, il report rischia di avere conseguenze concrete nei rapporti tra Washington e Berna. L’ultimo rapporto è statto consegnato venerdì scorso. Dati gli interventi sul Forex e il suo surplus commerciale, la Svizzera era stat ainserita nella black list già l’anno scorso.

La Svizzera viene considerata quindi dal governo americano alla pari della Cina e della Germania, e come questi ultimi due paesi rischia di essere sanzionata per le sue pratiche scorrette dal punto di vista della concorrenza.

Jordan ha difeso le pratiche della Banca nazionale svizzera, dicendo che gli interventi hanno o il solo obiettivo di limitare la forza del franco e non di spingerlo artificialmente su livelli troppo bassi. A marzo ha spigato che “la politica monetaria della banca centrale svizzera non è da equiparare a una svalutazione concorrenziale“.

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