Urne elettorali: il Partito degli indecisi e astensionisti

13 agosto 2017, di Giovanni Falcone

Mediamente, oltre un terzo degli italiani aventi diritto al voto si astiene perché non crede nei Partiti o nella politica in generale. “Tanto non cambia mai niente e tutti i politici sono uguali: questa è la considerazione che fanno per giustificare questa loro apatia alle urne”.

Non sto qui a giudicare l’aspetto etico sociale che tale orientamento comporta, ma provo semplicemente ad immaginare cosa è possibile per invertire questa tendenza.

La partecipazione alla vita della comunità comincia certamente con la scelta della classe dirigente, nella comune convinzione che i Partiti, per definizione, laddove bene organizzati sul territorio, paiono gli unici in grado di assicurare una espressione democratica delle scelte amministrative.

L’appuntamento al voto rappresenta pertanto l’occasione per tradurre in forza politica di governo di un territorio una espressione della volontà popolare, sulla base di una scelta maturata al termine di una campagna elettorale, dove ogni candidato di un  Partito o di un a Lista civica ha manifestato una propria identità sulla base di un proprio programma. 

Senza “Vincolo di mandato” 

<<Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato – Art.67 della Costituzione>>

La pratica attuazione di questo passaggio costituzionale nella vita politica ed istituzionale del nostro Paese ha significato che, il politico, di qualunque schieramento ha esercitato liberamente il proprio mandato parlamentare senza obbligo di rendiconto verso i cittadini.

Quest’assenza di legame con la espressione di voto della volontà popolare manifestata nell’urna elettorale, ha determinato, come diretta conseguenza, l’allontanamento dalla politica di tutti coloro che si sono visti traditi dalla posizione di voto in Parlamento da parte del proprio beniamino, giungendo sempre alla medesima conclusione: “non cambia niente e sono tutti uguali”.

La nostra Carta costituzionale, al pari di tanti altri passaggi risente certamente del clima di ostilità versa l’esperienza fascista – penso per esempio all’Obbligo dell’esercizio dell’azione panale di cui all’art.112 – e certamente meriterebbe un tagliando alla luce della pratica attuazione e delle mutate condizioni del Paese.

Anche la più bella “Costituzione del mondo” può invecchiare, suscitando una legittima esigenza di cambiamento senza per questo essere accusati di “lesa maestà”.

Gli astensionisti per vocazione o gli indecisi per scelta contingente, da tempo, mandano un  segnale che la Politica non ha mai raccolto.

Cominciamo di qua, per restituire dignità e valore ad una scelta di campo fatta dai cittadini con la espressione di voto, vincolando il beneficiario ad un legame almeno pari alla durata della legislatura ben sapendo che un cambio di casacca, corrisponde ad una fine prematura della propria esperienza politica e parlamentare.

Espressione del voto popolare deve significare anche questo, anzi soprattutto questo!

 

 

 

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