Unicredit: l’aumento di capitale e il nodo delle sofferenze

20 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) –  L’aumento di capitale da 13 miliardi di euro per Unicredit forse non basterà e serviranno ancora 5-6 miliardi di euro. A riportare le voci è il sito Corsera.it, che ricorda che l’operazione di aumento di capitale deve concludersi entro il 10 marzo con l’eventuale acquisto dell’inoptato da parte del Consorzio di garanzia.

C’è tempo fino al 23 febbraio per esercitare i diritti.

“Cambiando la mappa dell’azionariato a catena si condiziona la governance dell’istituto, a partire alla composizione del cda ma allo studio ci sarebbe anche una revisione dello statuto (si parla di abolire il limite del 5% all’esercizio dei voti). Sul fronte aziendale inoltre Mustier, che ha già rivoluzionato la prima linea della banca, dovrebbe proseguire nella riorganizzazione”.

Secondo fonti di mercato il retail dal 28,4% del capitale dovrebbe scendere e la composizione degli investitori istituzionali potrebbe cambiare.

“Allianz che detiene una quota attorno all’1% del capitale ha dichiarato sosterrà l’aumento ma senza precisare per quanto. Tra i privati Del Vecchio dovrebbe riconfermare il suo 1,7% mentre Caltagirone non si è espresso. Le Fondazioni, un tempo azioniste di riferimento, hanno già ridotto il loro peso, copriranno solo un 4,5% dell’aumento. Crt e Cariverona investiranno entrambe 220 milioni, questo garantirà loro post aumento una partecipazione di circa l’1,8 per cento. Poi ci sono Cassamarca con lo 0,1%, Carimonte, scesa già sotto l’1%, e Fondazione Cassa di risparmio di Modena che detiene uno 0,27 per cento”.

Si attendono soprattutto le mosse dei fondi già presenti detentori di quote consistenti come Capital Research, Aabar e Blackrock, primi azionisti rispettivamente con il 6,7%, il 5,04% e il 4,82% a cui vanno aggiunti la banca centrale libica (2,8%), la Lybian Investment (1,2%) e non si esclude che spunti un nuovo socio.

Così Corsera.it:

“E’ certo che i 13 miliardi di euro sono semplicemente un palliativo per il bilancio di Unicredit, perchè se la situazione economica dovesse permanere la stessa nel prossimo futuro, la banca dovrà ricorrere ancora al mercato forse per altri 5/ 6 miliardi di euro. Unicredit siede su un cratere di NPL da vertigine, sono 80 miliardi i crediti deteriorati, che potrebbero non tornare mai indietro. Crediti da infilare ovunque (cartolarizzazione) basta vedere che i CDS in copertura dell’istituto aumentano tutti i giorni”.

Il problema principale, dunque, è che la banca guidata da Jean Pierre Mustier è seduta su un cratere di Npl da vertigine, circa 80 miliardi di crediti deteriorati.

“Il futuro è impietoso per il sistema bancario europeo, soprattutto perché il fantasma di Marine Le Pen potrebbe dare il colpo di grazia all’intero sistema del credito. La domanda è dunque sempre la stessa: basteranno ad Unicredit 13 miliardi per salvarsi o tra 8 mesi ne vedremo ancora delle belle?”.

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