UNA SCIALUPPA PER L’AZIONISTA TELECOM

18 dicembre 2007, di Redazione Wall Street Italia

*Pierpaolo Scandurra è Managing Director di www.certificatiederivati.it. I suoi commenti non implicano responsabilita’ alcuna per Wall Street Italia, che notoriamente non svolge alcuna attivita’ di trading e pubblica tali indicazioni a puro scopo informativo. Si prega di leggere, a questo proposito, il disclaimer ufficiale di WSI.

(WSI) – Ancora una volta un tentativo andato a vuoto. Il brusco ritorno a 2,17 euro fa svanire le flebili speranze di vedere una chiusura d’anno un po’ più verde e di evitare l’ultima posizione della classifica dei ritorni annuali tra i tredici componenti dell’indice settoriale europeo. Per gli azionisti Telecom Italia sembra essersi sostanzialmente fermato il tempo: mentre i principali indici mondiali hanno vissuto quattro anni di rialzo, culminati con nuovi record, Telecom Italia, nonostante un generoso dividendo è rimasta praticamente al palo. Dopo l’exploit di aprile, fallito amaramente con l’interruzione delle trattative per la possibile acquisizione da parte di investitori esteri, il titolo è tornato a scendere fino a toccare un minimo di 1,87 euro. Ora le quotazioni si sono riportate sopra la soglia psicologica dei 2 euro, ma i 2,17 euro attuali non sono sufficienti a colmare il gap che separa il titolo dai maggiori competitor europei.

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Negli ultimi diciotto mesi le banche emittenti di certificati hanno guardato spesso al titolo, e anche grazie al buon dividendo fin qui distribuito, sono riuscite a realizzare proposte allettanti, sia in termini di opzioni che di pricing. Attualmente il SeDeX ne accoglie 46 , divise tra certificati a capitale protetto ( con partecipazione parziale o totale), Bonus con vari livelli di rendimento e barriera, due Pepp ( certificati misti con protezione parziale e leva al rialzo) e due Autocallable Twin Win ( certificati dotati dell’opzione di rimborso anticipato e con opportunità di guadagno in due direzioni a scadenza).

Tra i certificati con scadenza breve, quelli cioè che andranno alla data di esercizio automatico entro un anno o poco più, figurano due Equity Protection di Abaxbank ( con protezione totale e partecipazione tra il 70% e il 90%), uno di Banca Imi ( protezione e partecipazione integrali) e un Borsa Protetta di Banca Aletti ( anche qui protezione e partecipazione integrali). Rispetto al valore corrente del titolo ( 2,17 euro), tutti i certificati, ad eccezione del Borsa Protetta, sono offerti in lettera con un premio, giustificato spesso dal livello di protezione superiore al prezzo corrente.. Il Pepp, emesso da Deutsche Bank è il miglior certificato tra gli otto in caso di andamento molto positivo del titolo.

Per investire a due anni sono nove le proposte quotate al SeDeX. Sei i Bonus in scadenza nel 2009, e ben quattro le banche impegnate nell’emissione: Goldman Sachs, Abn Amro, Banca Imi e Deutsche Bank. Il Bonus più allettante è proposto da Abn Amro ( 3,262 euro) e verrà pagato qualsiasi sarà il livello finale del titolo a scadenza, a patto che non sia mai stato raggiunto il livello di 1,864 euro ( si consideri che il 17 agosto il titolo ha segnato un minimo a 1,87 euro). Più distante la barriera del Bonus di Banca Imi ( 1,645 euro) e di conseguenza più basso il Bonus minimo ( 3,055 euro). La barriera più bassa in assoluto per questa scadenza è però quella proposta dal Bonus di Goldman Sachs (GTL145), posta a 1,40 euro. In base a questi livelli, e considerato il prezzo offerto in lettera per l’eventuale acquisto, ne deriva che in caso di moderato ribasso ( entro il -30%) e moderato rialzo ( entro il +20%), i Bonus di Abn Amro e Banca Imi la fanno da padroni nel computo finale: in caso di mancato evento barriera è infatti estremamente allettante il 32% di rendimento da portare a casa in un anno e quattro mesi sia che il titolo resti stabile, sia che cresca del 30% o che perda il 9%.

Anche in questo caso , in caso di rialzo, è il Pepp a fare la parte del leone , con un 93,66% di potenziale incremento a due anni se il titolo salirà ad esempio del 60%: una leva del 155% sui rialzi superiori allo strike posto a 2,32 euro, capitale più che rivalutato ( +16,58%) in caso di livello finale compreso tra 2,32 e 1,624 euro, e infine perdita analoga a quella del titolo in caso di discese superiori agli 1,624 euro, queste le caratteristiche del Pepp di Deutsche Bank.

Infine si immagini uno dei tanti azionisti Telecom rimasti incastrati a prezzi alti, diventato ormai volente o nolente cassettista ad oltranza ( o almeno fino a quando non riuscirà a recuperare i propri soldi). Potrà decidere di abbandonare il titolo e il relativo dividendo per puntare su uno dei quattro Bonus Certificates: ad esempio, pagando un premio di pochi centesimi sulla quotazione corrente di 2,17 euro, potrà acquistare un Bonus che il 18 giugno 2010, rimborserà un minimo di 3 euro ( o 3,40 euro) se nei prossimi 30 mesi il ribasso non si estenderà fino ai livelli barriera già descritti ( 1,40 e 1,60 euro).

Il Bonus diventerà ininfluente, dando vita al rimborso calcolato sulla quotazione raggiunta dal titolo, se Telecom finirà a scadenza al di sopra del livello Bonus ( ad esempio a 3,60 euro) o nel corso della vita del certificato al di sotto della barriera ( ad esempio a 1,15 euro). Dividendo in cambio di protezione e Bonus: questa è la proposta dei Bonus Certificates. E per Telecom potrebbe essere una proposta vincente, a meno che il titolo non finisca al di sopra di 3,10 euro: in tal caso, allo stato attuale sui tre anni ed ipotizzando un dividendo complessivo del 15,9% non capitalizzato, il titolo renderebbe all’incirca quanto i certificati.

Per maggiori dettagli o informazioni vi invitiamo a scriverci sul Forum di WSI o a visitare il nostro sito specializzato www.certificatiederivati.it.

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