Ue, Visco: “Rischio paralisi politica mai così alto”

13 marzo 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Il rischio di una paralisi politica in Europa, a 60 anni dalla firma dei Trattati di Roma,  non è mai stato così alto come oggi e richiede una risposta unitaria. A dirlo il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco intervenendo alla Farnesina alla decima conferenza Maeci-Bankitalia.

Per il numero uno di via Nazionale è preoccupante il crescente euroscetticismo negli Stati membri e c’è il rischio che si verifichi una spirale perversa di politiche nazionalistiche.

“Anche se non maggioritario, esso rischia di condizionare la capacità delle istituzioni europee di sviluppare politiche e strumenti comuni per progredire nell’integrazione, assolutamente necessaria data l’incompletezza manifesta dell’Unione, in primo luogo quella economica e monetaria. Questa incompletezza genera instabilità e in una spirale perversa rischia di determinare l’adozione di politiche nazionaliste e di chiusura economica”.

Le minacce più rilevanti per la stabilità europea? Da una parte la Brexit, dice Visco e dall’altra le politiche non ancora definite del neo presidente americano Donald Trump.

“La Brexit e le politiche non ancora ben definite di Trump sono possibili viatici di istanze disgregratrici e il senso di insoddisfazione delle popolazioni nei confronti delle politiche europee costituiscono tendenze che vanno approfondite per cambiare il modus operandi delle istituzioni europee”.

Infine proprio in merito alle politiche di Donald Trump, il numero uno di Bankitalia lancia l’allarme, sottolineando come esse possano incidere negativamente sul commercio globale e rendere meno graduale l’aumento dei tassi di interesse da parte della Federal reserve.

“Nell’attuale situazione dell’economia statunitense, non lontana dalla piena occupazione, una eventuale forte espansione fiscale rischierebbe di avere effetti pro-ciclici. In tal caso, il processo di normalizzazione delle condizioni monetarie da parte della Riserva federale potrebbe risultare meno graduale (…) Il conseguente apprezzamento del dollaro e l’aumento dei tassi d’interesse a medio-lungo termine, che finora sono stati contenuti, potrebbero accentuarsi e riverberare i loro effetti sui mercati internazionali”.

 

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