“Ue freni shopping cinese”: l’appello di Francia, Italia e Germania

22 agosto 2017, di Alessandra Caparello

L’ultimo caso in ordine di tempo riguarda la Fca, oggetto delle brame dei cinesi della Great Wall Motors che, a dispetto delle ultime notizie, confermano di puntare non solo al marchio Jeep ma a tutto il gruppo italo-americano.

Il caso FCA sarebbe solo uno dei tanti acquisti in Europa fatti dai cinesi tanto che ora si cerca di porre un freno allo shopping sfrenato specie da Pechino tanto che Germania, Francia e Italia hanno scritto un documento, inviato alla Commissione europea, in cui si chiede un rafforzamento del golden power europeo, ossia dei poteri di interdizione nei confronti di investimenti condotti da imprese di Paesi terzi che operano secondo regole non di mercato o che non rispettano parità di trattamento e pongono barriere ad acquisizioni operate da aziende europee.

A impensierire i paesi membri del Vecchio Continente soprattutto lo shopping degli ultimi anni che da Pechino si è diretto verso le aziende tech. Da qui il documento firmato congiuntamente da Roma, Parigi e Berlino.

In esso si chiede che la regolamentazione europea si basi su un meccanismo di consultazione tra Stati e Commissione quando un’operazione ha conseguenze su più di un paese. Gli stati membri inoltre devono poter porre condizioni o proibire investimenti se provenienti da paesi in cui gli investitori europei non ricevono parità di trattamento, come si legge nel documento.

Infine Parigi, Berlino e Roma chiedono a Bruxelles di poter  esaminare gli investimenti condotti verificando che siano o meno finanziati con fondi governativi o facciano parte di strategie politiche industriali con lo scopo di far prevalere interessi nazionali.

Un chiaro riferimento alla Cina? Nel documento datato 28 luglio non se ne fa una menzione diretta anche se ogni riferimento non sembra puramente causale.

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