Turchia vuole uscire da crisi con rigore fiscale, escluso aiuto Fmi

17 agosto 2018, di Mariangela Tessa

Mentre gli Stati Uniti non escludono nuove sanzioni contro la Turchia, Ankara si dice convinta di poter uscire dalla crisi i cui è piombata senza l’aiuto dell’FMI, ma solo con il rigore fiscale.

“Usciremo ancora più forti da queste turbolenze – ha detto ieri il ministro delle finanze della Turchia, Berat Albayrak nel corso di una teleconferenza con un migliaio di fondi e investitori stranieri secondo quanto riportato dal canale di stato Trt – Non ci sono piani del Fondo Monetario Internazionale. Ci concentreremo invece sugli investimenti diretti stranieri nel paese”.

Nella teleconferenza, il ministro ha spiegato che il paese intende fare ampio uso di misure fiscali per ridurre il pesante deficit delle partite correnti e mettere un freno all’inflazione che corre al 16% annuo.

Albayrak ha aggiunto che il governo chiederà ai ministeri tagli delle spese compresi fra il 10 e il 30 per cento e che l’obiettivo è di arrivare ad avere un surplus primario di 6 miliardi di lire turche per il resto dell’anno.  La Turchia, ha aggiunto infine il ministro, sta progettando di inserire nella costituzione il principio della disciplina di bilancio.

Sullo sfondo rimangono alte le tensioni con gli Stati Uniti. Ieri il segretario al Tesoro americano, Steve Mnuchin, ha detto che gli Stati Uniti sono pronti a spingere sulle sanzioni in caso di mancata liberazione del pastore evangelico americano Andrew Brunson.

“Abbiamo piani per fare di più non sarà liberato”, ha risposto Mnuchin a domande a riguardo, a margine della riunione di gabinetto in corso alla Casa Bianca, secondo quanto riferito dai giornalisti presenti.

Dopo il crollo della scorsa settimana, la lira turca ha iniziato la risalita tre giorni fa quando la banca centrale ha annunciato che fornirà alla banche tutta la liquidità di cui hanno bisogno per superare la crisi mentre ieri il governo di Erdogan ha incassato la promessa da parte del Qatar di investimenti nel paese della mezzaluna per 15 miliardi di dollari.

In mattinata la valuta si attesta contro il dollaro a un tasso di cambio intorno a 5,8340 e rafforzandosi così circa del 20% rispetto ai minimi storici toccati il lunedì, quando era arrivata a scambiare a 7,24. La lira turca ha perso però il 66% sul dollaro negli ultimi 12 mesi.

 

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