Turchia, Erdogan: “abbassiamo i tassi”. Lira sprofonda

13 settembre 2018, di Daniele Chicca

Sono bastate poche parole per spazzare via qualsiasi speranza di rialzo per la lira turca, che attraversa quest’anno un momento molto difficile.

Trovandosi davanti a un’inflazione galoppante, si pensava che la banca centrale turca avrebbe potuto sfidare le autorità governative e imporre una stretta monetaria indesiderata. Non è più il caso dopo le ultime uscite del vulcanico presidente del paese euro-asiatico.

Per paura che la banca centrale turca, che si riunisce in giornata, alzi i tassi di interesse, il presidente turco Recep Tayyp Erdogan – da sempre favorevole a politiche che alimentino prestiti e investimenti – ha lanciato un appello perché i tassi di interesse vengano abbassati anziché non alzati.

Secondo il leader del paese in crisi, i tassi sono uno “strumento di sfruttamento” e la banca centrale non dovrebbe farsi influenzare cedendo alle manipolazioni di mercato. “È una volatilità fasulla“, dice Erdogan secondo cui la Turchia è vittima degli attacchi degli speculatori.

Per Erdogan “l’inflazione elevata è il risultato delle politiche erronee della banca centrale” di cui la gente oggi sta pagando il prezzo. Le dichiarazioni hanno indebolito ulteriormente la lira turca sul Forex, con il dollaro Usa che si è portato fino ai massimi di seduta oltre quota 7 lire.

Se le banche alzano i tassi e chiudono i rubinetti del credito, tutti i cittadini ci perderanno. “Questa non è una crisi” come vogliono dipingerla in Occidente, “è una manipolazione” e la Turchia può risolvere i problemi alimentando la produzione e l’efficienza, non alzano il costo del denaro.

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