Trump vuole “falco” al posto di Yellen, dollaro e rendimenti Bond in rialzo

2 ottobre 2017, di Daniele Chicca

Sul Forex continua il buon momento del dollaro Usa, mentre sul mercato obbligazionario secondario i rendimenti dei Treasuries hanno toccato i massimi delle ultime 12 settimane. Nel frattempo i rendimenti dei Bonos spagnoli salgono e l’azionario spagnolo è in difficoltà dopo gli scontri e le tensioni di domenica durante il voto controverso sull’indipendenza della regione Catalogna. È questo il quadro generale sui mercati finanziari.

Le attese per un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve entro anno, sarebbe la terza stretta monetaria nel 2017, e i dati macro a supporto della tesi per una crescita robusta della prima economia al mondo, uniti alle indiscrezioni sul fatto che Donald Trump e la sua amministrazione opteranno per un successore di Janet Yellen dall’atteggiamento più da “falco”, contribuiscono a spingere biglietto verde e tassi dei titoli di Stato in rialzo.

Il tasso sui Treasuries decennali ha raggiunto quota 2,37%, il livello più alto da metà luglio, mentre sul valutario l’indice del Dollaro, misuratore della performance della valuta americana rispetto a un paniere di divise concorrenti, avanza di mezzo punto percentuale. “Guardando ai candidati per il prossimo board il mercato si è convinto del fatto che la Fed assumerà un atteggiamento più aggressivo”, osserva a Reuters Antje Praefcke, strategist sul valutario per Commerzbank.

Sul mercato dei tassi di cambio l’euro cede lo 0,6% sul dollaro a quota $1,1738 oggi ma i trader fanno sapere che il referendum sull’indipendenza della Catalogna sta avendo soltanto un impatto limitato sulla moneta unica. In Spagna l’indice della Borsa di Madrid Ibex cede l’1,3% con il paniere Euro Stoxx 600 che mette a segno invece un rialzo dello 0,2%. Le banche catalane Banco de Sabadell e Caixabank lasciano sul campo il 2,6 e l’1,9% rispettivamente. I rendimenti decennali spagnoli aumentano di 7 punti base all’1,69%, con lo Spread con i Bund che sale ai massimi di quasi quattro mesi.

La decisione sul futuro presidente della Fed dovrebbe essere presa nel giro di due massimo tre settimane, secondo quanto riportato dalla Casa Bianca. È al presidente degli Stati Uniti, il quale ha già tenuto quattro riunioni sull’argomento, che spetta l’ultima parola sulla questione.

Tra i candidati pare che figuri Kevin Warsh, che è stato uno dei governatori della Fed durante e dopo la grande crisi finanziaria del 2008, stando alle indiscrezioni stampa degli ultimi giorni. La Casa Bianca non ha però confermato la cosa e si è limitata a riferire che Warsh è stato effettivamente convocato da Trump.

Yellen, la prima donna a ricoprire il ruolo di presidente della Fed, lascerà l’incarico il prossimo 3 febbraio. Warsh, che si è opposto in più occasioni ai piani di stimolo monetari straordinari, persino quando il tasso di disoccupazione era ancora al 10%, viene percepito come una personalità con idee più aggressive e meno accomodanti in materia di politica monetaria. Basti pensare che una delle sue dichiarazioni più a effetto è stata sul fatto che la Fed è “schiava dei mercati azionari“.

 

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