Trump snobba report Tesoro, accusa Cina e Russia di manipolazione monetaria

17 aprile 2018, di Mariangela Tessa

Donald Trump torna all’attacco contro Russia e Cina. Colpevoli a suo dire di “giocare alla svalutazione monetaria mentre gli Usa continuano ad alzare i tassi di interesse. Inaccettabile”. Le dichiarazioni, che come consueto arrivano via Twitter, sono in contrasto con il Tesoro, che qualche giorno fa in un report ad hoc sulle valute scagiona la Cina.

Ma partiamo dall’inizio. Fin durante la sua campagna elettorale, Trump ha accusato Pechino di svalutare la sua moneta per spingere l’export. La realtà dice il contrario: lo yuan ha guadagnato circa il 10% sul dollaro nell’ultimo anno ed è ai massimi da agosto del 2015. Il rublo, nello stesso periodo ha lasciato sul terreno quasi il 10%, per via delle sanzioni Usa contro uomini d’affari, società e alleati di Vladimir Putin.

Trump viene smentito anche dal dipartimento del Tesoro, che pochi giorni fa, nella suo consueto suo rapporto semestrale sulle politiche valutarie dei principali partner commerciali degli Usa ha riferito che nel 2017 nessuno dei Paesi sotto la lente (Giappone, Corea del Sud, Germania, Svizzera, India e Cina) è da considerarsi come colpevole di “manipolazione”. La Russia non è neanche presa in considerazione.

I parametri finiti sotto osservazione sono il surplus commerciale con gli Stati Uniti, il saldo delle partite correnti e gli interventi sul mercato dei cambi.

Nessun Paese ha fatto scattare l’allarme su tutti e tre gli indicatori. Giappone, Germania, India, Corea del Sud e Svizzera sono “positive” a due parametri su tre e quindi sono sotto sorveglianza speciale, insieme alla Cina. Solo una volta gli Usa hanno “marchiato” un Paese come manipolatore della moneta: era la Cina, nel 1994.

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