Trump presenta il maxi-piano per le infrastrutture: $1.500 miliardi per ammodernare il Paese

13 febbraio 2018, di Mariangela Tessa

Un piano da 1.500 miliardi di dollari per rilanciare, come promesso durante la campagna elettorale, le infrastrutture del paese. È quello lanciato ieri dal presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, che, parole sue, vuore “creare il più grande e audace investimento infrastrutturale nella storia degli Stati Uniti” . Tra gli obiettivi, l’ipotesi di privatizzare infrastrutture federali come gli aeroporti della capitale Ronald Reagan e Dulles International.

Ma quello che fa più discure è la formula per il finanziamento delle opere. Nell’ambizioso piano dell’inquilino della CasaBianca, presentato ieri durante un incontro con le autorità locali, i fondi federali copriranno solo 200 miliardi di dollari di spese, mentre saranno innanzitutto stati e municipalità a mobilitare risorse, coprendo fino all’80% dei costi.

Dei 200 miliardi federali, metà sono contributi a fondo perduto, che premiano chi raccoglierà proprie entrate per ponti o ferrovie, aeroporti o acquedotti. Sul fronte burocratico, Trump ha promesso di sveltire, a uno o due anni, procedure di approvazione in media vicine ai cinque anni.

La formula crea non poche perplessictà e di sicuro rende il piano difficile da approvare. Per diventare legge dovrà passare per undici commissioni e al Congresso già serpeggiano divisioni.

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