Trump dichiara guerra economica all’Iran

27 giugno 2018, di Daniele Chicca

Donald Trump ha proposto che gli affari commerciali con l’Iran siano interrotti: le aziende e le nazioni che non seguiranno la linea dettata dagli Usa saranno a loro volta sottoposte a sanzioni a partire dal 4 novembre. Se i paesi a cui è rivolto l’appello accetteranno, l’Iran sprofonderebbe in una pesante crisi economica, ma Teheran ha in teoria un asso nella manica da giocarsi: le criptovalute.

L’iniziativa del governo Usa ha spinto i cittadini dell’Iran a scendere in strada per esprimere il loro dissenso. Sono scoppiate proteste e sono stati indetti scioperi a Teheran contro l’embargo economico americano. Si sono anche registrati disordini e cariche della polizia. Le scene ricordano da vicino quanto avvenuto nel 2009, quando gli scontri in piazza hanno rischiato di sfociare in una guerra civile.

Il presidente dell’Iran Rouhani ha promesso che “resisteremo”, ma lo Stato della Repubblica Islamica è in crisi, sull’orlo della bancarotta. Il rial – la divisa nazionale – per esempio è stato messo sotto pressione sui mercati valutari dopo l’annuncio delle sanzioni. Se la Cina e l’India collaborano con l’Iran, tuttavia, il paese potrebbe riuscire ad aggirare le misure sanzionatorie affidandosi al Bitcoin.

Sui mercati delle materie prime i prezzi del petrolio si stanno rafforzando sul mercato, aiutati dai timori di un calo dell’offerta, anche per via dello stop alle forniture stabilito da Canada e Libia. Il contratto WTI scambia saldamente sopra i 70 dollari al barile.

Trump ha esortato gli altri Stati e le società di tutto il mondo a non fare più scambi commerciali con l’Iran. La strategia geopolitica dell’amministrazione americana è chiara: indebolire il nemico numero uno di Israele e Arabia Saudita, nonché uno degli ultimi alleati, insieme alla Siria, rimasti in Medioriente alla Russia.

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Cina e India possono aiutare l’Iran ad aggirare le sanzioni

La mossa di Trump obbliga ora l’Iran a ricorrere a “un’economia di resistenza” volta a conservare le riserve in valuta straniera. L’Unione Europea ha annunciato uno “Statuto di blocco” che consentirà alle sue aziende di fare affari con l’Iran, ma le società che decideranno di seguire questa strada saranno escluse dai mercati Usa.

Anche se Trump stia cercando di dettare la sua linea dura contro l’Iran al mondo intero, alcuni paesi come l’India – il primo paese importatore di petrolio dall’Iran – hanno già annunciato che non aderiranno all’appello degli Stati Uniti. Un altro colosso dei paesi emergenti, la Cina, paese amico di Russia e Iran e nemico degli Usa, potrebbe fare altrettanto.

L’Iran ora può ricorrere a un duplice meccanismo per evitare le sanzioni Usa. All’inizio potrebbe assicurarsi l’appoggio di Cina e India, poi potrebbe accettare pagamenti in rupie e yuan. L’India e la Cina a quel punto potrebbero convertire yuan e rupie in bitcoin, ethereum, eos e altre criptovalute a loro scelta. L’Iran verrebbe pagato in crypto, che verrebbero convertite in dollari e in euro.

Se l’Iran compra beni in dollari o euro ha bisogno però di farli entrare nel paese. Per farlo potrebbe essere aiutato da uno stato come il Pakistan, che in cambio di una commissione potrebbe consegnarli al confine con l’Iran. Altrimenti un’altra soluzione sarebbe spedire i beni importati dall’Iran in India e poi Pakistan. Se i prodotti sono mandati in Cina o India, possono anche sempre essere trasportati in un secondo momento in Iran via mare, sempre in cambio di un favore economico (petrolio a basso prezzo).

L’India ha un surplus commerciale con gli Stati Uniti e questo complica un po’ le cose. Ma se New Delhi ottiene un grande sconto sul prezzo del greggio allora potrebbe accettare le condizioni dell’Iran. Trump potrebbe sempre rispondere con la forza, per esempio confiscando i beni trasportati via mare o distruggendo quelli via terra con un attacco aereo dei droni. Questo equivarrebbe però a una dichiarazione di guerra ai paesi coinvolti e tre di quelli citati sono potenze nucleari (India, Pakistan, Cina).

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