Troppa occupazione? Per la Fed è un dilemma

12 giugno 2018, di Alberto Battaglia

Il tasso di disoccupazione americano si trova al 3,8%, un livello talmente basso che, dall’altra parte dell’Oceano, c’è chi inizia a preoccuparsi che questo indicatore possa profetizzare una imminente crisi finanziaria. A sollevare questo scenario è stato il Wall Street Journal, il quale ha ricordato che una situazione così florida per il mercato del lavoro non si è vista che due sole volte nella storia americana: a fine anni Sessanta e nel 2000. Nel primo caso l’economia dovette lottare per anni contro l’elevata inflazione, nel secondo sarebbe seguito di lì a poco lo scoppio della bolla della new economy.

“Nessuna domanda incombe sul presidente della Federal Reserve Jerome Powell più di questa: quanto basso può andare il tasso di disoccupazione negli Stati Uniti?”, attacca l’analisi del Wsj, per precisare successivamente che “il dibattito sull’occupazione sta assumendo maggiore urgenza perché si prevede che la disoccupazione continui a scendere a causa di un aumento dello stimolo economico derivante dai recenti tagli alle tasse e dagli aumenti della spesa pubblica”.
Questo porrebbe la Fed di fronte a un “dilemma” in grado di decidere la celerità dei futuri rialzi dei tassi. Un mercato del lavoro più stretto, infatti potrebbe portare persone non già sul mercato del lavoro e aumentare i tassi di partecipazione della forza lavoro. Se così fosse, l’economia sarebbe in grado di attingere a quelle risorse inutilizzate e continuare a crescere senza un surriscaldamento (una spirale inflazionistica). Ciò consentirebbe alla Fed di aumentare i tassi più lentamente. Tuttavia, tale ipotesi potrebbe essere giudicata infondata: in tal caso il board potrebbe optare per una stretta dei tassi più veloce.
Secondo quanto riporta il Wsj, un gruppo di funzionari della Fed sarebbe convinto che la disoccupazione sia ormai al di sotto di livelli sostenibili: “sono preoccupati che sia solo una questione di tempo prima che emergano squilibri – siano eccessi nell’inflazione o bolle finanziarie – e se si aspetta fino ad allora, bisognerà innalzare i tassi aggressivamente, causando una recessione.

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