Trony e gli altri: la crisi del commercio al dettaglio in Italia

16 aprile 2018, di Alessandra Caparello

Che il commercio al dettaglio fosse in una situazione di crisi nera lo si sa da tempo. Complice la recessione, il boom delle vendite on line con la concorrenza spietata di Big come Amazon e gestioni poco oculate, tante sono le situazioni critiche anche in Italia. A stilare una classifica in tal senso è l’agenzia Agi.

Si parte così da Trony che ha chiuso le saracinesche di 35 negozi di Dps Group in fallimento in Puglia, Basilicata, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Al momento è stata presentata un’offerta di acquisto per 8 negozi e il prossimo incontro sarà entro fine mese al Mise. Ha chiuso i punti vendita di Grosseto e Milano stazione Centrale anche Mediamarket (Mediaworld e Saturn) che ha anche soppresso il bonus presenza e la maggiorazione economica del 90% per il lavoro domenicale (riconoscendo solo il 30% previsto dal contratto nazionale. Todì poi ha presentato richiesta di concordato preventivo in continuità e ha avviato una procedura di trasferimento di 61 punti vendita in Liguria, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia e Piemonte dove sono occupati 324 addetti.

Nella lista si aggiungono Auchan che ha chiuso gli ipermercati di Napoli Argine e Catania La Rena, dove sono occupati complessivamente circa 260 addetti, Dico Discount che ha ceduto parte della rete, Limoni Douglas che in estate verrà fusa per incorporazione con le società La Gardenia e LLG in Limoni. Non se la passa bene neanche Conbipel che sconta una seconda crisi nel giro di 5 anni, così anche il gruppo Mercatone Uno che è in amministrazione straordinaria dal 7 aprile 2015.  Conforama ha annunciato 77 esuberi in Sardegna e Sicilia evitati con il ricorso ai contratti di solidarietà, Md e Maury’s e a chiudere Unieuro e  Valtur.

 

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