Tria, sì a primo taglio “molto graduale” dell’Irpef

11 settembre 2018, di Alberto Battaglia

I progressi nella riduzione dell’imposta sui redditi dovranno essere “molto graduali”, ma vedono il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, “molto favorevole a partire” a patto che vi sia “compatibilità di bilancio”. Sono queste alcune delle parole-chiave utilizzate dal ministro, intervenuto sul tema alla Summer School di artigianato.

Secondo il responsabile di Via XX Settembre il bacino dal quale attingere le risorse sarebbe il riordino delle tax expenditures, l’universo di deduzioni e detrazioni, e che consentirebbe l’approdo a “un primo accorpamento e una prima riduzione delle aliquote sui redditi familiari”.

Il nome di flat tax, appropriato se si parla di un’aliquota unica, rimane nel lessico solo per mantenere fede alla terminologia della campagna elettorale: nei fatti, però, la riduzione delle aliquote compatibile con i vincoli europei, cui fa riferimento Tria, è lontana dallo choc fiscale che avrebbe dovuto scuotere la domanda interna tagliando con decisione le imposte sui redditi.

“La flat fax va finanziata con le tax expenditures” ma è “un processo complesso e richiede tempo”, ha dichiarato Tria mettendo avanti le mani. E il punto fermo resta la prudenza nel disavanzo pubblico: “Il gap di crescita tra Italia e Ue non si chiude con una politica di deficit spending” ha chiarito Tria, di fatto ribadendo la correzione di rotta rispetto alle promesse elettorali di Lega e Cinque Stelle.

Per quanto riguarda le imposte sui redditi delle società, invece, “si pensa ad introdurre una dual tax Ires, al 24% per quello che tiri fuori e al 15% strutturale su quello che resta dentro l’azienda”, ha dichiarato a margine del medesimo evento il viceministro dell’Economia, Massimo Garavaglia, tale sistema costituirebbe “un incentivo ad assumere personale e a capitalizzare”. Si tratterebbe di una modifica fiscale “strutturale in modo che ogni anno non sia necessario andare a vedere se ci sono agevolazioni, ammortamenti, incentivi”. Il regime forfettario al 15%, nelle intenzioni del governo anticipate da Garavaglia, verrebbe poi innalzato dalla soglia di 30mila a 65mila euro, mentre un’aliquota al 20% per i ricavi fra i 65 e i 100mila euro.

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