Tonfo petrolio, per le aziende del settore in fumo mille miliardi in Borsa

23 novembre 2018, di Mariangela Tessa

Non si arresta la caduta del prezzo del petrolio, che oggi ha aggiornato i minimi dal 2017 per via dell’improvvisa impennata della produzione dei mercati emergenti e le prospettive economiche negative per il prossimo anno.

Sulla scia di questi fattori, i future sul greggio statunitense West Texas Intermediate (WTI) sono crollati del 2,3%, a $ 53,38 al barile dopo aver toccato un minimo di $ 52,82, solo 5 centesimi rispetto al livello di $ 52,77 raggiunto martedì, che era il più basso da ottobre 2017. Male anche i future sul Brent scesi fino ai minimo da dicembre 2017 a 61,52 dollari al barile, per poi risalire a 62,13 dollari.

Per frenare la caduta verticale, e quindi contrastare l’offerta in espansione, gli analisti si aspettano che l’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio (OPEC) decida un taglio della produzione, in occasione della riunione prevista per il 6 dicembre.

Anche guardando avanti, il futuro non sembra roseo. A questo proposito, ieri, Jp Morgan ha rivisto nettamente al ribasso le stime sulle quotazioni del Brent per via di un rallentamento della domanda previsto per il biennio 2019-2020. In base alle ultime stime della banca d’affari, il prossimo anno, i prezzi si attesteranno in media a $73 dollari dagli $83,50 previsti in precedenza.

Pesanti le ripercussioni Borsa. Negli ultimi quaranta giorni, i titoli del comparto hanno mandato in fumo, su scala mondiale, mille miliardi di dollari. Solo le società statunitensi, quotate sullo S&P 500, hanno bruciato 240 miliardi.

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