Thailandia: si teme l’afflusso di dollari

22 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

“È assolutamente necessario controllare il flusso di dollari” secondo le autorità monetarie thailandesi, che impongono un blocco sul rimpatrio di depositi in valuta estera e l’entrata di nuovi fondi. La Borsa di Bangkok reagendo negativamente, perdendo quasi il 15 per cento in un giorno, riguadagnati in gran parte due giorni fa. I mercati internazionali paiono tranquilli e nessuno sembra temere il ripetersi di una crisi monetaria simile a quella del 1997 che inizia proprio in Thailandia. La differenza sta nel fatto che i thailandesi, come molti altri Paesi asiatici, non sono preoccupati da una possibile fuga di capitali, ma piuttosto da un flusso incontenibile di dollari che porta inevitabilmente a un rafforzamento non del tutto desiderato delle loro monete. Il bath thailandese passa da 42 per dollaro a 34 in pochi mesi e lo stesso fanno altre valute (con la grande eccezione dello yuan) e molti Paesi cominciano a ritenere interessante l’esempio cinese mirato a stabilizzare la moneta. Le riserve monetarie dei Paesi asiatici sono valutate attorno ai 1.700 miliardi di dollari (equivalenti a circa il 10 per cento del Pil americano) e i detentori temono possibili svalutazioni della moneta statunitense e cercano di bloccare sia l’arrivo di capitali di breve termine e speculativi, sia di convertire, senza causare eccessivi scossoni, le riserve in altre valute ritenute più sicure, l’euro in particolare.
d. r.

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