Thailandia: Governo, no a restrizioni sui capitali

22 dicembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

“Quando la volatilità si ridurrà, rimuoveremo le restrizioni sui capitali. Si tratta comunque di una misura temporanea”. Con queste parole il governatore della Banca centrale thailandese, Tarisa Watanagase, difende ieri il provvedimento, annunciato il 18 dicembre scorso, mirato a scoraggiare l’afflusso speculativo di capitali nel Paese che dall’inizio dell’anno causa l’apprezzamento del 16 per cento della valuta locale, il bath.
Una misura, quella presa dall’Istituto di Bangkok, che martedì scorso provoca un fuggi fuggi generale degli investitori stranieri dagli asset locali e un danno alla Borsa di 23 miliardi di dollari. Tanto da spingere il giorno dopo il ministro delle finanze, Pridiyathorn Devakula, a escludere dalle misure gli investimenti diretti (Fdi) e quelli in azioni.
La mossa è ben accolta dagli investitori che, dopo il crollo del 14,84 per cento, spingono mercoledì scorso l’indice Set al rialzo dell’11,16 per cento. La divergenza tra Banca centrale ed Esecutivo sulle misure da adottare per fermare l’ondata speculativa non ha altro però che alimentare ulteriormente i dubbi della comunità finanziaria internazionale sull’effettiva capacità del Governo militare di Surayud Chulanont, formatosi circa tre mesi fa a seguito di un golpe, di gestire il Paese.
In base al provvedimento, gli operatori stranieri che investiranno almeno 20mila dollari in valuta e bond dovranno detenere il 30 per cento su un conto di una banca locale per almeno un anno. La misura sembra funzionare. Ieri il bath segna il calo più consistente nei confronti del dollaro a 36,42. Dallo scorso 18 dicembre la valuta locale perde il 4 per cento.
Secondo gli analisti di Sumitomo Mitsui Banking Corp., i provvedimenti introdotti stanno ottenendo i risultati sperati di spaventare gli speculatori. Bisognerà attendere ancora qualche giorno però per far tornare le cose alla normalità.
Dopo l’altalena di martedì e mercoledì scorsi, ieri la Borsa locale chiude le contrattazioni in calo del 2,23 per cento.
Le misure restrittive sui capitali sono prese per arrestare il forte apprezzamento del bath, che dall’inizio del 2006 segna un rialzo del 16 per cento sui livelli massimi degli ultimi nove anni nei confronti del dollaro, minacciando le esportazioni e dunque la tenuta della crescita economica.
Secondo il Governo thailandese, un ruolo importante nel processo di apprezzamento della divisa locale lo giocano gli afflussi di denaro speculativi, che negli ultimi tre mesi aumentano nettamente. Secondo alcune banche d’affari, come Goldman Sachs, invece, la ragione principale del rally del bath è da attribuirsi al crescente surplus delle partite correnti.

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