Tesla nei guai, “tassa esplosiva” sulle auto elettriche in Norvegia

13 ottobre 2017, di Daniele Chicca

La Norvegia, uno dei paesi considerati tra i pionieri dell’energia verde e delle auto a zero emissioni, ma anche il paese che ospita il fondo sovrano “petrolifero” più grande al mondo, ha deciso che imporrà una tassa ai possessori di auto Tesla. È un’altra cattiva notizia per la prima casa automobilistica per capitalizzazione al mondo.

Il gruppo di auto elettriche guidato dal CEO visionario Elon Musk è già alle prese con problemi di cassa (vengono bruciati soldi a tassi record trimestre dopo trimestre) e con le voci secondo cui la società, che dovrebbe essere quella dotata delle tecnologie più sofisticate al mondo nel suo settore, sta fabbricando parti a mano per tentare di mettere i suoi Model 3 sul mercato nei tempi prestabiliti.

Il 6 ottobre il Wall Street Journal ha riferito che Tesla è riuscita a produrre solo una piccola frazione delle 1.500 sedan promesse, perché delle parti importanti delle vetture vengono assemblate a mano. Le attività nello stabilimento di Fremont vanno a rilento e ingegneri e operai stanno lavorando giorno e notte per tentare di completare in tempo i nuovi modelli, che dal punto di vista economico dovrebbero essere i più accessibili mai creati dal gruppo. Per costruire la catena di montaggio dei modelli di auto elettrica “per tutti”, Tesla ha investito miliardi di miliardi di capex.

Ora dalla Scandinavia arrivano altre cattive notizie. A pagare la “tassa Tesla“, come è stata battezzata, saranno i cittadini norvegesi proprietari delle auto elettriche più pesanti. Con l’imposta il governo è sicuro di recuperare tanti soldi preziosi in entrate tributarie: nel paese a settembre il 60% delle nuove auto acquistate erano ibride o elettriche.

Tesla, tassa esplosiva nel primo mercato al mondo di auto elettriche

Il governo di minoranza guidato dal centro destra propone l’introduzione di una tassa una tantum su tutte le auto elettriche che pesano più di due tonnellate, una misura che prende di mira Tesla e che renderebbe per il consumatore medio più proibitivo l’acquisto di una vettura del gruppo americano, aggiungendo come minimo 3.600 euro e come massimo altri 8.860 euro (82.800 corone norvegesi) all’esborso finale. Il modello più in voga in Norvegia è il Model X, un SUV popolare anche per via della sua capacità di trainare rimorchi.

“È una tassa esplosiva“, dice al Financial Times Christina Bu, segretaria generale dell’associazione delle auto elettriche norvegese. È un cattivo segnale quello che viene mandato ai consumatori, che saranno influenzati dalla decisione. È come giocare d’azzardo con l’intero mercato delle auto elettriche”.

Bisogna tenere presente che quando si parla di Norvegia si fa riferimento al maggiore mercato di auto elettriche al mondo finora (vedi tabella sotto). Lo Stato scandinavo ha già preso l’impegno a mettere in commercio solo ed esclusivamente auto a zero emissioni entro il 2025.

Secondo i critici, tuttavia, il successo delle vetture elettriche deriva dal fatto che il governo ha concesso una serie di sussidi e sgravi che riducono di 450 mila corone (48 mila euro circa) il costo per l’acquisto di modelli altrimenti molto cari di Tesla.

Andreas Halse, portavoce dell’Ambiente a Oslo per il partito all’opposizione del Labour, ha osservato che anche se le auto elettriche non producono emissioni inquinanti contribuiscono in maniera significativa ad aumentare il traffico e a danneggiare le strade per via del loro peso.

“Non è solo una questione di emissioni, ci sono altri fattori da prendere in considerazione, come quello del crescente ricorso alle auto che viene preferito rispetto all’utilizzo di mezzi trasporto pubblici“.

In Usa e in Cina auto elettriche non riducono emissioni CO2

Un altro problema riguarda il fatto che in alcuni paesi le auto elettriche finiscono per generare più emissioni inquinanti CO2 di quelle che contribuiscono a risparmiare. Come ricorda Morgan Stanley, anche se le auto di Tesla o della cinese Guoxuan High-Tech non bruciano benzina, devono essere caricate e l’elettricità viene spesso generata con carbone e combustibili fossili.

Le batterie al litio e le auto elettriche dei due gruppi sopra citati contribuiscono alla riduzione delle emissioni CO2 dei veicoli, “ma serve energia elettrica per alimentarle”, scrive Morgan Stanley. “E con i mercati di Usa e Cina che sono enormemente esposti all’energia da combustibili fossili (72% del totale in Usa e 75% in Cina), le emissioni di CO2 sono inevitabili“.

In poche parole negli Stati Uniti e in Cina, i maggiori consumatori al mondo di petrolio (con il 20,5% e il 11,4% del totale nel 2011 rispettivamente), “le emissioni inquinanti generate dall’elettricità che serve per alimentare le auto a zero emissioni, sono di più rispetto a quelle risparmiate grazie all’utilizzo di auto elettriche”, che direttamente non emettono CO2 nell’aria.

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