Tesla nei guai: short in Borsa aumentano anziché diminuire

20 agosto 2018, di Daniele Chicca

Persino tre settimane fa, in un momento di grande ispirazione per i tit0li in Borsa, gli speculatori al ribasso di Tesla non demordevano e continuavano a scommettere contro l’azienda guidata dal visionario ma vulcanico imprenditore Elon Musk.

Il titolo ha guadagnato quasi 50 dollari i primissimi giorni di agosto, dopo che il gruppo ha riportato risultati trimestrali sorprendentemente positivi. Ma gli investitori che avevano aperto posizioni short sulle azioni non hanno cambiato strategia nemmeno dopo il balzo del 15% successivo alla pubblicazione dei conti fiscali del secondo trimestre che ha fatto subire loro una perdita sulla carta di 1,7 miliardi di dollari.

All’inizio del mese, prima della trimestrale, c’erano $10,5 miliardi investiti al ribasso sui titoli della casa di auto elettriche, stando ai dati forniti da S3 Partners. Anche nelle ultime settimane il trend è rimasto invariato e nonostante l’accelerazione in Borsa, Tesla resta il titolo più shortato di tutti gli Stati Uniti.

Gli speculatori al ribasso si saranno probabilmente morsi le mani quando il 7 agosto il fondo sovrano dell’Arabia Saudita ha annunciato di essere entrato in possesso di una quota del 5% in Tesla. Musk ha nel frattempo mandato un tweet in cui annunciava l’intenzione di ritirare i titoli dalla quotazione a Wall Street al prezzo di $420. Il messaggio ha spinto i titoli in prossimità dei massimi assoluti.

Ma anche in quell’occasione, le posizioni short non sono state chiuse. Come fa notare il Financial Times, se il piano di buyout delineato da Musk aveva l’obiettivo di “bruciare chi andava short”, qualcosa su cui sta indagando la SEC – l’autorità americana di controllo dei mercati – ha fallito miseramente, dal momento che soltanto meno del 4% delle posizioni short complessive sono state chiuse questo mese.

Mercato non crede nel piano di buyout di Musk

Alla fine stanno avendo ragione gli speculatori ribassisti. Il tweet controverso di Musk potrebbe invece finire per diventare il catalizzatore di un momento di crisi per Tesla e il suo amministratore delegato. Il titolo ha infatti fatto inversione di marcia e due settimane dopo il tweet di Musk, viaggia il 19% sotto i livelli di allora.

Secondo i calcoli di S3 Partners, questo implica che il valore mark-to-market delle posizioni short è in rialzo di 1,2 miliardi di dollari da quando il patron di Tesla ha inviato il tweet.

Da parte sua, il short interest è cresciuto a quota $11,2 miliardi, il che significa che più di un quarto del capitale in circolazione di Tesla è shortato e anche che il short interest è più elevato di quanto non fosse prima della trimestrale, della notizie sul fondo saudita e dell’annuncio di Musk sul piano di fuga dalla Borsa Usa.

A tutto questo si aggiunge il fatto che alcuni short sellers, tra cui il noto ribassista Crispin Odey, hanno incrementato le loro puntate al ribasso non appena i titoli Tesla hanno iniziato a scendere di prezzo. Questo andamento, sottolinea il Financial Times “ci dice che gli investitori non sono tuttora convinti dai progetti ambiziosi di Musk di buyout al prezzo di $420 per azione”.

Intanto, mentre Musk è in preda a una crisi di nervi e all’anno più difficile e straziante della sua carriera, domenica 19 agosto il fondo sovrano saudita PIF, che ha rilevato una quota del 5% nella casa automobilistica di Musk, ha avviato le trattative per l’acquisto della rivale potenziale di Tesla, Lucid Motors, un gruppo che non ha ancora iniziato a produrre auto elettriche nonostante abbia presentato due anni fa un modello di berlina di alta gamma, il prototipo di lusso Lucid Air da $100.000.

Hai dimenticato la password?