TASSI: USA, LA FED LI LASCIA INVARIATI AL 6,5%

19 dicembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il comitato direttivo della Federal Reserve ha deciso di lasciare i tassi d’interesse a breve invariati al 6,5%.

Dati alla mano, il comitato direttivo della Banca centrale americana e’ giunto alla conclusione che il rischio di una frenata troppo brusca dell’economia supera quello dell’inflazione.

“Il comitato direttivo (FOMC), sulla base delle informazioni a disposizione, ritiene che i rischi siano accentuati sul fronte della debolezza dell’economia, piuttosto che su quello della stabilita’ dei prezzi”, recita il comunicato divvuso al termine della riunione.

Una dichiarazione forte che dimostra di accogliere in pieno le valutazioni di Wall Street.

Sul che fare Alan Greenspan, presidente della Federal Reserve dai tempi di Ronald Regan alla Casa Bianca, non accetta ne’ consigli ne’ richieste e il comitato si adeagua.

Sono state cosi’ spazzate via le indiscrezioni, le raccomandazioni e forse persino le preghiere, per una immediata diminuzione del costo del denaro, che molti ritenevani indispensabile per ridare fiato all’economia e alle borse.

La decisone e’ presa: il ‘bias’, l’atteggiamento della banca centrale in tema di politica monetaria, passa da restrittivo a neutrale, mentre per ora i tassi a breve rimangono fermi al 6,5%.

Invariato anche il tasso di sconto, ormai del tutto simbolico, al 6%.

La relazione con cui il comitato conclude il 2000 e saluta la fine dell’amministrazione Clinton e’ parsa contraddittoria a molti analisti e operatori di mercato, ma non ha stupito gli economisti piu’ avvertiti, che avevano previsto esattamente questo scenario e ora parlano con soddisfazione di una manovra ‘in pieno stile Greenspan’.

Sommo teorico della politica dei piccoli passi e delle manovre in prevenzione, il leggendario presidente della Fed ha fatto sapere su che rotta intende portare la corazzata dell’economia Usa, ma non ha voluto dare il colpo di timone lasciando marinai e passeggeri tra gozzoviglia e baldoria.

Lo stesso atteggiamento che in passato ha riservato all'”irrazionale esuberanza” delle borse: mentre tutti s’inebriavano di continui rialzi, capitan Greenspan scuoteva la testa e ripeteva che cosi’ proprio non poteva andare avanti.

Ma pure nei momenti in cui la Fed e’ arrivata a considerare il bollori di Wall Street un vero e proprio rischio per l’economia americana, perche’ quell’improvvisa ricchezza spingeva la domanda oltre l’offerta, il presidente si e’ ben guardato dall’intervenire sui tassi con strette superiori al quarto di punto percentuale, orchestrando perche’ fossero i mercati a darsi spontaneamente una calmata.

Il capitano oggi ha fatto sapere che scrutando l’orizzonte e’ piu’ probabile che si stagli un’economia debole piuttosto che l’inflazione, ma questo non significa che ci si debba andare a sbattere dentro.

L’economia rallenta, ma – come oggi ha detto anche Clinton – nessuno si aspettava potesse crescere al ritmo del 5% all’infinito.

Tra le grandi banche d’affari a Wall Street c’e’ una nube di malumore. Ci si dovra’ affannare a tagliare rating e ad abbassare ancora le stime.

Occorrerebbe un capro espiatorio per giustificare agli investitori che a fine d’anno tra la quota effettivamente raggiunta dagli indici di borsa e quella indicata come target da certi analisti ci sara’ un bello stacco.

Il ‘Master dell’Universo’, conclusa la riunione del Fomc, di solito si rilassa esercitandosi al clarinetto e alle critiche non bada. Consultare gli archivi prego, lui aveva parlato di bolla speculativa.

Gli ultimi interventi in tema di politica monetaria (dal giugno 1999):


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color:#FF9900'>Fonte: Federal Reserve

Per una copertura completa vedi anche: Usa: Clinton, non lascio in eredita’ la recessione, Tassi: un glossario per interpretare la Fed, Tassi: tutti gli uomini della Federal Reserve, Tassi: Usa, tutti i numeri all’esame della Fed e Tassi: Usa, il dilemma di Alan Greenspan .

TASSI: USA, LA FED LI LASCIA INVARIATI AL 6,5%

15 novembre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il Federal Open Market Committee, l’organo della Federal Reserve che decide in materia di politica monetaria, ha lasciato i tassi d’interesse a breve invariati al 6,5% per la quarta volta consecutiva.

“Il rallentamento nella crescita della domanda e le condizioni dei mercati finanziari nei mesi scorsi – si legge nel documento che accompagna la decisione sui tassi – suggeriscono che l’economia americana sta rallentando”.

La Banca centrale Usa ha tuttavia ammonito che il i rischi legati all’inflazione non sono ancora alle spalle.

Il comitato direttivo della Fed ritiene che il ‘caro petrolio’ e il basso tasso di disoccupazione, che ha raggiunto i valori minimi degli ultimi 30 anni, costringeranno le societa’ ad aumentare i prezzi con una conseguente acellerazione dell’inflazione.

Ecco le ultime mosse della Federal Reserve in materia di politica monetaria (l’ultima riunione del FOMC per l’anno 2000 e’ prevista per il 19 dicembre prossimo):



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style='font-size:8.0pt;mso-bidi-font-size:12.0pt;font-family:Arial;
color:#FF9900'>Fonte: Federal Reserve

SULL’ARGOMENTO VEDI ANCHE:
Tassi: l’incognita del ‘fattore Greenspan’
Usa: possibile taglio tassi all’inizio del 2001

TASSI: USA; LA FED LI LASCIA INVARIATI AL 6,5%

3 ottobre 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il comitato direttivo della Federal Reserve ha lasciato i tassi d’interesse a breve invariati al 6,5% per la terza volta consecutiva. La decisione e’ in linea con le aspettative dei mercati.

La banca centrale americana non esclude tuttavia la possibilita’ di ulteriori aumenti dei tassi d’interesse e mette in guardia contro i rischi legati all’inflazione.

La voce del dissenso non ha mancato di farsi sentire: “Questa e’ un’economia molto forte nonostante il ‘caro petrolio’ e non vedo rischi all’orizzonte. Sicuramente non c’e’ bisogno di alzare i tassi nei prossimi due mesi o forse ancora piu’ a lungo”, ha dichiarato di Alice Revlin, ex vice presidente della Federal Reserve.

Revlin si dimise dal vertice della Fed lo scorso anno, ufficialmente per ragioni personali e per tornare a dedicarsi a tempo pieno agli studi economici, ma le indiscrezioni accreditarono invece l’ipotesi di un abbandono in polemica con la politica restrittiva di Alan Greenspan.

“I recenti dati indicano che la crescita della domanda aggregata si sta allineando al tasso di crescita della produttivita’ economica americana – si legge nel documento che accompagna la decisione del FOMC – il comitato ritiene che i rischi maggiori riguardino le condizioni economiche che possono generare inflazione”.

Il ‘prime rate’, il tasso d’interesse che le banche riservano alla clientela migliore, e’ attualmente al 9,5%, lo stesso valore del 1991 quando il Paese usciva dall’ultimo periodo di recessione.

Ecco le ultime mosse della Federal Reserve in materia di politica monetaria (le due prossime riunioni del FOMC sono in programma per il 25 novembre e il 19 dicembre 2000):



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(Vedi anche: Tassi: Greenspan non ruba la scena a Wall Street ~ Tassi: come leggere la relazione della Fed ~ Tassi: Fed, nessun intervento all’orizzonte ~ Fed: dal Texas il dissenso contro Alan Greenspan ~ Usa: Inflazione, Greenspan non ha capito niente)

TASSI: USA, LA FED LI LASCIA INVARIATI AL 6,5%

22 agosto 2000, di Redazione Wall Street Italia

Il comitato direttivo della Federal Reserve ha lasciato i tassi d’interesse a breve invariati al 6,5%. La decisione e’ in linea con le aspettative dei mercati. (FLASH)

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