TASSI EUROPA: SALGONO 0,50% CONTRO L’INFLAZIONE

4 novembre 1999, di Redazione Wall Street Italia

Nella riunione odierna il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha adottato le seguenti decisioni di politica monetaria: il tasso
d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali dell’Eurosistema e’ innalzato di 0,5 punti percentuali, al 3%, a partire dall’operazione con regolamento 10 novembre 1999. Il tasso d’interesse sulle operazioni di rifinanziamento marginale e’ innalzato di 0,5 punti percentuali, al 4%, con effetto dal 5 novembre 1999. Il tasso d’interesse sui depositi overnight e’ innalzato di 0,5 punti percentuali, al 2%, con effetto dal 5 novembre 1999.

E’ il primo rialzo del costo del denaro nell’area dell’euro. Il tasso di riferimento torna ai livelli di partenza della moneta unica. Per l’Italia si tratta del primo rincaro del costo del denaro negli ultimi cinque anni. L’aumento è stato deciso per ”fronteggiare una tendenza rischiosa per la stabilità dei prezzi”, ha spiegato il presidente della Bce, Wim Duisenberg, aprendo la conferenza stampa che ha fatto seguito all’annuncio.

La tendenza a un rialzo dei prezzi
era ”cresciuta” recentemente, soprattutto a causa dell’aumento della liquidità interna. Alzare i tassi oggi, ha spiegato il presidente della Bce, ”era importante per prevenire che la forte liquidità si rasformasse in inflazione”. Tra gli elementi che hanno spinto a rialzare i tassi – ha detto Duisenberg – ci sono anche i rischi del passaggio al 2000.

Gli analisti si attendevano il rialzo di oggi. L’incertezza riguardava l’entità: molti prevedevano solo lo 0,25%. Duisenberg ha detto che l’aumento deciso ”non danneggerà la crescita in Europa” e che anzi ”la sosterrà”. Un rialzo limitato allo 0,25% – ha detto -avrebbe accresciuto l’incertezza sui mercati finanziari”, mentre la Bce intende ”contrastare i pericoli di volatilità di qui alla fine dell’anno”. Sulla decisione ha pesato la massa monetaria M3, cresciuta sensibilmente in settembre, allontanandosi dai valori di riferimento. Un fenomeno probabilmente favorito, secondo il presidente della Bce, dal ”basso livello dei tassi”.

Alla nascita della moneta unica, lo scorso gennaio, il livello del tasso di riferimento era del 3%. Lo scorso 8 aprile la Bce aveva ridotto di mezzo punto il pronti contro termine, al 2,5%; il tasso marginale di finanziamento di un punto, al 3,5%; e il tasso sui depositi di mezzo punto, all’1,5%. Quel ribasso di mezzo punto del tasso di riferimento – ha detto Duisenberg, era stato deciso per ”prevenire rischi di deflazione”, che sono ormai ”svaniti”.

Per l’Italia la decisione della Bce segna un’inversione della tendenza degli ultimi anni. Dal 1995 in poi, infatti, la Banca d’Italia aveva continuato a ridurre il tasso di sconto (al quale è subentrato come tasso di riferimento il pronti contro termine attuale, con l’avvento della Bce dal 1° gennaio 1999). Duisenberg ha detto che la decisione è stata presa con il consenso di tutti i membri del consiglio direttivo. Sul futuro, il presidente della Bce non si è sbilanciato: alle domande dei giornalisti, non ha detto se ci saranno ancora rialzi quest’anno (”Sì e no, non posso dirlo. Vogliamo mantenere i mercati tranquilli”) e ha spiegato che l’orientamento della Bce è neutrale. L’inflazione media il prossimo anno, secondo la Banca centrale europea, dovrebbe comunque rimanere sotto il 2%, anche se il livello dei prezzi è destinato a salire nei prossimi mesi – ha detto Duisenberg – soprattutto a causa del rialzo dei costi dell’energia dell’inizio di quest’anno, che si scarica sui prezzi al consumo”.

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