Tango bond, Intesa SanPaolo condannata. “Sapeva dei rischi”

2 febbraio 2017, di Alessandra Caparello

PALERMO (WSI) – Intesa SanPaolo dovrà restituire 75mila uro ad un cliente oltre agli interessi e pagare le spese legali come risarcimento per i Tango bond. Nonostante la vicenda si sia chiusa l’anno scorso con un’offerta di rimborso da parte del presidente argentino Mauricio Macri, la vicenda delle obbligazioni andate in default nel 2001 continua ancora ad essere oggetto di battaglie legali in Italia.

Da una parte gli investitori italiani, oltre 50mila,  che avevano investito nei Tango Bond argentini e non avevano accettato le ristrutturazioni del 2005 e del 2010 verranno rimborsati dal paese sudamericano e dall’altra le banche  che hanno venduto loro quei titoli ad alto rischio.

Nel 2006 fu avviato presso l’International Centre for Settlement of Investment Disputes (Icsid) della Banca Mondiale, l’arbitrato  tra Italia e Argentina in cui era stato chiesto il risarcimento dei danni per violazione dei diritti di circa 50mila obbligazionisti retail italiani detentori di circa 900 milioni di bond argentini che hanno fatto default nel dicembre del 2001. Una vicenda che ha tenuto banco per ben 15 anni fino a quando in Argentina non è salito al potere Mauricio Macri che ha promesso il rimborso di quegli italiani.

Ma proprio nel belpaese la diatriba tra investitori e banche continua e finisce nelle aule dei tribunali.

L’ultimo in ordine di tempo è la Corte d’Appello di Palermo che condanna Intesa SanPaolo,  rea secondo i giudici di aver venduto quei titoli rischiosi, i tango bond, consapevole della rischiosità per l’appunto. Come rende noto Repubblica Palermo e riporta Il fatto Quotidiano:

“La banca aveva a sua disposizione elementi sufficienti di giudizio per orientare il cliente e, per l’attività svolta, era  certamente consapevole che i tango bond argentini non erano equiparabili ai comuni titoli di Stato”.

Secondo i giudici l’investimento aveva sì un potenziale elevato rendimento ma non garantiva certezze sul recupero di quanto investito. Da qui la sentenza: la banca dovrà restituire 75mila euro a cui si aggiungono interessi e spese legali.

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