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Svizzera: italiani truffati da fiduciari senza scrupoli

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ROMA (WSI) – Almeno 110 milioni di euro truffati negli ultimi sette anni, da vero o presunti fiduciari anche a cittadini italiani. A renderlo noto è un’inchiesta del Sole 24 Ore, secondo cui sarebbero centinaia i nostri concittadini che hanno affidato i propri patrimoni in Svizzera, il paradiso fiscale per eccellenza, nelle mani sbagliate.

Un caso fra tutti è quello della Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia. L’uomo chiave si chiama Danilo Larini, un professionista ticinese che si presentava come fiduciario ma non era iscritto ad alcun albo e a cui la Fondazione Cassa di Risparmio di Civitavecchia affidò 25 milioni di euro in più tranche e  che Larini avrebbe dovuto investire in polizze assicurative della Nucleus Life Ag, una compagnia di assicurazione del Liechtnstein, che avrebbero dovuto garantire un tasso di rendimento del 6,5% lordo annuo.

Invece a novembre 2015 Larini venne arrestato con l’accusa di malversazione per almeno 40 milioni di franchi svizzeri ai danni di clienti italiani. Oltre al caso della Fondazione, sono un centinaio i cittadini italiani incappati in veri o presunti fiduciari svizzeri che si sono appropriati dei loro soldi. E molti non denunciano per paura di rendere noto al fisco italiano l’esistenza di soldi in nero.

I consigli per evitare brutte sorprese

Qualche consiglio pratico per non evitare sorprese? In primo luogo mettersi in contatto direttamente con il sistema bancario, non firmare mai procure, deleghe o autorizzazioni in bianco.  Come suggerisce al quotidiano finanziario Michel Veronese ex ispettore dell’Autorità di vigilanza sui fiduciari ticinesi e oggi Consulente indipendente e revisore della legge contro il riciclaggio di denaro a Bellinzona:

“Il cliente che si rivolge ad un fiduciario nel Cantone Ticino deve innanzitutto verificarne l’iscrizione all’albo dei fiduciari e in secondo luogo accertarsi che il professionista abbia l’abilitazione ai sensi della legge federale contro il riciclaggio di denaro (esiste allo scopo una specifica banca dati della Confederazione). Ma non basta. «Chi intende affidarsi a un fiduciario finanziario deve pretendere il contratto scritto, ovvero un mandato di gestione, che definisca chiaramente le proprie aspettative nonché i limiti entro i quali il gestore può agire – specifica Veronese.

“Va comunque precisato – continua l’esperto – che i gestori affiliati ad associazioni di categoria sono già tenuti al rispetto di questo dovere. Inoltre la legge contro il riciclaggio di denaro impone a tutti gli intermediari finanziari indistintamente il mandato di gestione scritto e la definizione del profilo di rischio del cliente, mentre altre leggi settoriali esigono la gestione su conti clienti individuali e separati da quelli del fiduciario, così come il divieto di prelievi da parte di quest’ultimo senza specifiche disposizioni del cliente. Infine, comunque, bisogna ricordarsi che in questi ambiti la prudenza non è mai troppa“.