Svizzera: il segreto bancario non si tocca

14 dicembre 2017, di Daniele Chicca

Nonostante i vari accordi bilaterali per la trasparenza fiscale firmati con diversi paesi, tra cui l’Italia, a sorpresa il segreto bancario non sparirà del tutto dalla Svizzera. Seguendo le orme del Consiglio Federale nazionale, il consiglio degli Stati si è pronunciato a favore del mantenimento del segreto bancario per i clienti che risiedono in Svizzera.

L’iniziativa “Si alla sfera privata“, progetto avviato da Eveline Widmer-Schlumpf, è stata ritirata e non vedrà la luce. Nel 2014 la destra aveva lanciato anche un’iniziativa popolare con l’obiettivo di inserire il segreto bancario per i contribuenti svizzeri nella Costituzione. Si trattava di una risposta alla revisione del diritto penale fiscale proposta dal ministro delle Finanze di allora, Widmer-Schlumpf.

L’obiettivo è ed era quello di evitare che i cantoni possano pretendere dalle banche di fornire le informazioni riservate su un determinato cliente in caso di elusione fiscale o più semplicemente di frode. Secondo la legge attualmente in vigore, i cantoni non possono consultare i dati bancari o affidarsi alla testimonianza dei dipendenti della banca.

Eveline Widmer-Schlumpf voleva che le infrazioni potessero in futuro essere giudicate a seconda della loro gravità e in funzione degli stessi criteri. Anche per una dichiarazione dei redditi non avvenuta, le banche sarebbero state costrette a informare il fisco cantonale in caso di apertura di una procedura penale. Dopo le ultime novità politiche, non sarà così.

Segreto bancario non si tocca in Svizzera

Polemiche per il mantenimento del segreto bancario

Stando al progetto di legge, il segreto bancario sarebbe rimasto in vigore solo per la procedura fiscale. Ma questa misura non è stata sufficiente a calmare i critici della misura ammazza segreto bancario di Widmer-Schlumpf. Nel 2015 il Consiglio federale aveva congelato il progetto, aspettando l’esito del referendum per abrogare l’iniziativa legislativa sul nascere.

Le polemiche e la disputa politica sono continuate: la destra non vuole assolutamente che dopo gli accordi internazionali siglati dalle autorità, lo scambio automatico di informazioni fiscali diventi la norma di diritto in Svizzera. Il Consiglio Nazionale invece era a favore dell’iniziativa e ha presentato una contro proposta, ma poi il Consiglio degli Stati ha respinto entrambi i testi legislativi.

Per seppellire per sempre il dossier è stato chiesto al Consiglio Federale di rinunciare al progetto di Widmer-Schlumpf. La mozione è stata adottata con 120 voti favorevoli contro 64 contrari a livello Nazionale. Il Consiglio degli Stati, altrimenti detto Camera dei Cantoni (la Camera alta del Parlamento svizzero), ha seguito a ruota martedì scorso.

Secondo i socialisti la pagina non si chiude definitivamente qui. Roberto Zanetti (del Partito Socialista) sottolinea ai media svizzeri che una revisione del diritto penale fiscale resta necessaria. Ventuno cantoni hanno sostenuto il progetto, ricorda Zanetti, che peraltro era stato avviato da una mozione dell’area politica liberale-radicale.

Il problema della distinzione tra il principio di sottrazione fiscale – non fornire una dichiarazione dei redditi completa alle autorità fiscali, impedendo che la tassazione sia regolare – e quello di frode fiscale ritornerà a presentarsi, ha riconosciuto il ministro delle Finanze Ueli Maurer, criticando il progetto della ministro che l’ha preceduto perché “si spingeva troppo lontano”.

“In Svizzera si parte dal principio che il contribuente è onesto“.

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