Super euro, dollaro Usa ha i giorni contati

28 agosto 2017, di Livia Liberatore

Il prestigio del dollaro sul mercato è messo in discussione dall’euro forte. La valuta americana si indebolisce e i concorrenti come l’euro e il renminbi guadagnano forza, rilevano gli investitori. L’economia statunitense è in buono stato e la Federal Reserve ha mostrato segnali verso un nuovo aumento dei tassi di interesse, ma sul mercato c’è preoccupazione su quando e come questa politica sarà attuata.

I timori riguardano anche le riforme fiscali e le spese per le infrastrutture sulle quali l’amministrazione del presidente Usa Donald Trump non ha fornito dettagli e i diversi scandali in cui è coinvolta la Casa Bianca. Secondo Didier Saint-George, membro del Comitato per gli investimenti di Carmignac, questi fattori influiscono sullo status debole del dollaro, del quale beneficiano l’euro e la valuta cinese.

Nel frattempo l’euro ha segnato un nuovo record lunedì. La moneta comune ha raggiunto i massimi da due anni e mezzo sul dollaro sui dubbi sulla valuta Usa ma anche dopo le parole del presidente della Bce Mario Draghi della scorsa settimana che non ha dato indicazioni sui prossimi passi della politica monetaria della banca. I dati economici positivi, fra cui il surplus di conto corrente in alcune economie della zona euro, hanno dato fiducia agli investitori che hanno acquistato euro. Da sottolineare però che sull’area euro pesa sempre il rischio delle elezioni italiane del 2018.

Ma un euro forte potrebbe portare problemi all’Ue perché significa prodotti europei più costosi, il che potrebbe costituire un pericolo per le esportazioni europee. La recente forza dell’euro potrebbe influire anche sulle posizioni della Banca Centrale europea perché l’euro forte agisce come pressione deflazionistica in un momento in cui la Bce vorrebbe portare l’inflazione verso l’alto.

I grafici parlano chiaro: dollaro collasserà

La settimana scorsa l’euro ha chiuso sui massimi di due anni e mezzo (da gennaio 2015) attestandosi ben oltre la soglia di $1,19). La mancanza di spunti emersi dagli interventi al Jackson Hole, senza nessun accenno alla forza dell’euro da parte di Draghi, hanno innescato il tonfo del biglietto verde, secondo quanto riferito dagli analisti di Mps Capital Services, andamento ulteriormente appesantito dalle conseguenze negative che l’uragano Harvey potrebbe avere sull’economia statunitense.

Sulla debolezza del dollaro influisce anche il timore di una paralisi delle attività governative americane (il cosiddetto shutdown) che potrebbe essere il risultato di uno stallo dei negoziati sull’innalzamento del tetto al debito americano. La forza della valuta unica, inoltre, ha spinto il crosso euro sterlina in prossimità del livello importante di 0,9250.

Che il dollaro Usa abbia i giorni contati e sia destinato a collassare nei prossimi mesi lo dicono anche i grafici. Mentre il cambio dollaro yen continua a traballare è l’andamento a lungo termine dell’indice del Dollaro (che misura la performance della divisa americana rispetto a un paniere di valute rivali). Guardando all’andamento a lungo termine dell’indice del dollaro (vedi grafico sugli ultimi 40 anni riportato in basso), si evince che per il biglietto verde i prossimi mesi saranno molto brutti.

Se infatti grazie al balzo del 2014 il biglietto verde era riuscito a uscire dal trend ribassista iniziato nel 1985, ora ci sta tornando molto rapidamente. Alcuni graficisti dicono che questo sia il grafico più importante di tutti, viste le implicazioni che il valore del dollaro Usa ha per tante economie e classi di asset.

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