Promesse Lega-M5S porterebbero deficit al 3%

15 maggio 2018, di Alberto Battaglia

Reddito di cittadinanza, “superamento” della Legge Fornero, scongiurare l’aumento dell’Iva, tagliare le tasse sui redditi: il conto complessivo delle promesse del possibile accordo Lega-M5s sarebbe di 136 miliardi (solo nel primo anno), secondo le stime di Oxford Economics. L’istituto di ricerca, nel dettaglio, stima un costo di 30 miliardi annui per il reddito di cittadinanza, mentre altri 60 miliardi andrebbero stanziati per la riduzione dell’Irpef. Evitare l’aumento dell’Iva nel 2019-2020, invece, avrebbe un costo una tantum di 31 miliardi di euro e altri 15 servirebbero ad ammorbidire la Fornero.

A meno di non agire sulla spesa pubblica, (“e finora non abbiamo sentito parlare di nessun taglio significativo o di proposte per un aumento delle entrate”, si legge) il rapporto deficit/Pil italiano crescerebbe al 3% nel 2019 e al 2% nel 2020; le attese attuali sono attestate all’1% per entrambi gli anni. Al di là di questo effetto diretto sulla finanza pubblica, scrive Oxford Economics, “l’Italia si troverebbe a fare fronte a tassi d’interesse significativamente più elevati in quanto i mercati avranno dubbi sulla sostenibilità della posizione fiscale del Paese”.

Oxford Economics ipotizza un rendimento del 5% per i Btp a lungo termine entro il 2022, contro il 4% stimato ora e l’attuale 1,9% dei titoli decennali: tale scenario è da intendersi nel quadro in cui l’unità dell’Area euro non venisse messa in dubbio. In caso contrario i tassi d’interesse sul debito pubblico non potrebbero che essere più alti.

I costi elevati e la garanzia di Mattarella come “guardiano” sono, per Oxford Economics, garanzie sufficienti per ritenere che le promesse di Lega e M5s non saranno mantenute; anche perché la reazione dei mercati “ucciderebbe le misure più costose ancora prima che la Ue si faccia avanti per biasimare lo sforamento della soglia del 3%”.

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