Stress test, Mps e Deutsche bank: due pesi, due misure

9 gennaio 2017, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – MPS e Deutsche bank, Italia e Germania, due pesi, due misure. Così in un certo senso si può racchiudere la condotta dell’Europa negli stress test dinanzi alla crisi di due importantissime banche, la cui storia viene ricostruita dal Corriere della Sera.

Partendo dalla banca senese,  quando nel 2012 il Fondo Monetario Internazionale nel suo rapporto annuale sulla stabilità finanziaria presentato in Giappone, ha rivelato come le banche italiane avevano il terzo livello più alto di crediti deteriorati dopo Grecia e Irlanda- un chiaro segnale al nostro paese di rimboccarsi le maniche – l’allora presidente dell’Abi, Giuseppe Mussari scrisse una lettera allo stesso Fondo parlando di “erronea rappresentazione”.

Si arriva così alla scorsa estate quando il Monte dei paschi esce dagli stress test della Bce con un “risultato bifronte”:

“Nello «scenario di base», un’ipotesi della situazione di bilancio nel 2018 se l’economia andasse come previsto, Mps presenta un livello accettabile in una misura del capitale di base chiamata CET1 (12,04%). Nello «scenario avverso», simulando una grave crisi, il patrimonio invece è addirittura negativo di -2,23%. Significa che senza una soluzione, la Bce potrebbe pilotare un fallimento di Mps, che in gergo si chiama «risoluzione» e implica una sforbiciata al risparmio nella banca per 13 miliardi di euro”.

Per Deutscke Bank l’Europa invece si mostra più soft, applicando parametri molto più morbidi, individuando come capitale i proventi dalla cessione di Hua Xia, una controllata cinese “malgrado ciò sembri fuori da ogni regola degli esami europei pubblicati a luglio scorso”.

“Non conta solo che la vendita di quell’istituto di Pechino per 3,1 miliardi dieuro non sia avvenuta entro la fine del 2015, la data limite per i bilanci bancari da passare al vaglio. Colpisce di più che l’operazione non sia conclusa neanche a fine luglio del 2016, quando l’Eba pubblica i risultati degli stress test. Questo sembra in chiara violazione del principio di base dell’esercizio: le banche vanno messe alla prova «ipotizzando un bilancio statico», spiega la stessa Bce. In altri termini, vengono messe alla prova nell’ipotesi che blocchino il bilancio fra il 2016 e il 2018. Il dato drammatico di Mps nello «scenario avverso» si spiega così, mentre per Deutsche Bank lo stress test contabilizza ricavi che sarebbero arrivati ben quattro mesi dopo”.

In pratica  Deutsche Bank è stata trattata “con i guanti bianchi”. Vi sono state interferenze politiche? Possibile ma i riscontri non ci sono. Certo è che l’interesse in questo caso non è stato solo tedesco.

“Con un bilancio da 1.689 miliardi, quella banca è «too big to fail»: troppo grande per non destabilizzare l’intero mercato europeo se ha un problema”.

 

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