Spread? No, la vera paura è l’Italexit: lo dicono i CDS

12 ottobre 2018, di Alessandra Caparello

Non lo spread che viaggia sui 300 punti base e anche oltre, ma la peggior paura dei mercati è l’Italexit, ossia la possibile uscita dell’Italia dalla moneta unica. Una paura che emerge dalle quotazioni dei Cds, i credit default swap, come calcola Calypso, società specializzata in questo settore speciale di derivati.

Attualmente i prezzi dei CDS – contratti per assicurarsi contro un eventuale default del debito – segnano una bassa probabilità per l’ipotesi di insolvenza delle finanze pubbliche italiane, mentre aumenta del doppio nel caso dell’ipotesi che il paese torni alla lira: si va da un 14,2% al 23,8 per cento. Ciò a riprova che le rassicurazioni del governo nelle scorse settimane non sono bastate a convincere gli investitori e rassicurarli.

La percentuale del 23,8% è calcolata in base a un’ipotesi di svalutazione della lira del 30% e a una correlazione con il default creditizio del 50%.

Lo rende noto Il Sole 24 Ore, riportando i dati della società Calipso (vedi grafico sotto).

“I mercati non sono Nostradamus. Spesso sbagliano le previsioni, ma il problema non cambia: attualmente questa è la loro percezione e giusta o sbagliata che sia su questa percezione gli investitori basano le loro scelte”.

Intanto ieri anche il quotidiano britannico liberal conservatore The Telegraph ha affermato che la situazione politico-finanziaria dell’Italia sarebbe sull’orlo di una “spirale catastrofica”. I problemi citati sono diversi, a partire dallo scontro in atto con la Commissione europea sulla Legge di bilancio italiana e il deficit per il 2019.

Secondo i commentatori del giornale la situazione potrebbe precipitare, fino a innescare l’uscita dell’Italia, la terza potenza economica d’Eurozona, dal blocco della moneta unica.

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